domenica 2 novembre 2008

In attesa dello zio d'Andromeda


"E’ maschio o femmina?" questa è la tipica domanda che un padrone di cane urla a un altro padrone di cane mai visto prima. Intanto i due cani si guardano, si annusano alla lontana, e tirano disperati il guinzaglio alla ricerca di un contatto, qualunque esso sia. E nonostante che l’anello di re Salomone non sia mai stato ritrovato si insiste a scandagliare il cielo stellato alla ricerca di un segnale di vita intelligente aliena. Anche se nell’improbabile, ma non impossibile, ipotesi di un contatto con gli alieni, noi (esseri umani) avremo a che fare con esseri pensanti che hanno meno in comune con noi di quanto noi abbiamo in comune con un ragno, e non solo a livello genetico (ché con i ragni abbiamo almeno un nonno materno in comune).
Charles Boys (l’autore di un testo classico della letteratura scientifica dell’Ottocento: Le bolle di sapone e le forze che le modellano) fece un esperimento con un ragno, un diapason e una mosca morta avvolta nella cera. Voleva scoprire se è possibile trarre in inganno i ragni. Dopo aver messo la mosca incerata su una foglia, fece vibrare il diapason e osservò i disperati tentativi del ragno di mangiare la mosca. Dopo aver tratto in inganno ripetutamente lo stesso ragno, Boys concluse che i ragni non imparano nulla dall’esperienza.
E noi, che non abbiamo nulla in comune, che non abbiamo mai mangiato la pappa assieme, di cosa parleremo con gli alieni? Del tempo che fa o delle ricorrenze di date di macelli? O di statali fannulloni e di studenti disperati ingannati dai baroni? Molto meglio tacere sorridendo, simulando così un minimo di intelligenza ed empatia.
Nel 1977 una commissione guidata da Carl Sagan ebbe l’incarico dal governo americano di interpellare "figure di rilievo mondiale, semiologi, pensatori, artisti, scienziati e scrittori di fantascienza chiedendo loro cosa poteva penetrare la coscienza di ascoltatori e spettatori inimmaginabili" (1). Il risultato fu il Voyager Golden Record , un disco fonografico inserito nelle due navicelle Voyager, lanciate nel 1977, e contenente suoni naturali e umani (per esempio il suono di un treno che passa accanto a un passaggio a livello), brani musicali, una breve frase di saluto in 55 lingue (compreso il sumerico e l’italiano, entrambe le frasi pronunciate da interpreti non di madrelingua) e 115 immagini. Una premessa necessaria e vincolante era (è) che gli alieni hanno le orecchie e occhi in grado di vedere nello spettro visibile. Che poi riescano a capire qualcosa del contenuto del disco è un altro discorso, comunque insieme al disco fu inserita nella navetta anche 1 testina di lettura e le istruzioni per l’uso, scritte in geroglifico.
Voyager 1 tra 40.000 anni sarà in prossimità dell'Orsa Minore, Voyager 2 in vista della costellazione di Andromeda. Abbiamo ancora un po’ di tempo per imparare a memoria una poesia di benvenuto.

(1) A. Weisman, Il mondo senza di noi (Einaudi), pag. 302

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