martedì 24 maggio 2011

Ulisse vs. amministratore delegato

Facendo molta attenzione, aguzzando l’udito al di là della sensibilità del cane Argo, oltre il livello paranormale di un panel test di assaggiatori di panzanella, certo non sfuggirà al turista convenzionale questa conversazione sopra le righe (anche se molto danneggiata dal rumore del tempo), pure con un lampo di visione:


Avevo calcolato dalle stelle che quella doveva essere la Libia, la costa più lontana da noi, ai confini estremi dell'oceano, dove il sole si inabissa. E se questo era vero, venivamo trascinati via dalla terra dei nostri padri anziché avvicinarci. I miei uomini non lo sapevano, eppure erano timorosi, inquieti, come se lo intuissero, anche perché avevamo trovato cose che sembravano segnali lasciati lì da qualcuno.







Ulisse manda tre uomini in esplorazione. Tre uomini a zonzo per le vie della Libia, per tacere del cane (anche perché il cane non c'era). Passano le ore, è quasi il tramonto; e i tre uomini non fanno ritorno (sembra quasi una scena dell'Isola dei Famosi, e invece è l'Odissea, film RAI del 1969).

...Tre compagni si erano perduti, lasciarli alla loro sorte voleva dire che ci univa solo la paura. La paura di ognuno per la propria esistenza, la paura che non ha amici, ma solo nemici. Senza una meta, senza ordine né speranza. Ma vinsero la prova [i compagni di Ulisse] e mi vennero dietro, tutti.

Tra loro nessun colletto bianco della FIAT... pare.


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