giovedì 26 novembre 2009

Anabasi di una frase (parte II, bis)

Nel rileggere il post precedente mi sono accorto che nella fretta di scrivere, e pubblicare senza rileggere, mi sono lasciato andare nel definire il capitano Nemo un postmoderno consumatore di confetture, e ho sbagliato, questa definizione scappa da tutte le parti e tiene come un maglione “a trippa di gatto”, infatti, avevo precedentemente scritto a proposito del capitano: “Nemo è un pazzo fanatico, igienista ossessivo, permaloso e vendicativo, ma ho dimenticato di aggiungere che è anche un Ingegnere (figura professionale tipicamente ottocentesca). Nemo ha lasciato diploma di laurea e terra ferma per vivere come un pesce nel barile del Nautilus, ma alla sua tavola i coltelli hanno la punta stondata. Coltelli da bollito”. (Il bollito dell'ingegner pesce)

Ora, fermo restando la figura professionale tipicamente borghese e ottocentesca dell’ingegner Nemo (che già questo basterebbe a far saltare il coperchio alla definizione), è la presenza dei coltelli con la punta stondata sulla mensa del capitano che pone in contraddizione insanabile i due post (quello del bollito e il precedente); purtroppo non c’è geco che tenga, devo confessare un mio difetto (sono prevenuto), e preferisco pensare a Nemo come un personaggio dell'Ottocento, tristo figuro morlockiano che sceglie la guerra e le macchine, piuttosto come un eloi svagato, immemore e ballerino sulle ancor fumanti macerie delle magnifiche sorti e progressive dell'età moderna e capitalistica, cioè un postmoderno. I coltelli con la punta stondata stanno al postmoderno come Berlusconi sta alla politica: coltelli a punta tonda e Berlusconi vanno solo con il lesso.

Nel prossimo post cercherò di capire cosa sono le oloturie. Piante, animali o virus?

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