domenica 13 dicembre 2009

Breve ma veridica storia delle religioni (Che cos'è verità?)

Un mito degli indiani Sioux racconta del furto del mais, intentato ai danni dei semi-agricoltori Arikana (*). In seguito a una visione un indiano Sioux cammina verso sud-est fino a che non trova un piccolo campo di mais, identico a quello visto nella visione. L’indiano porta il mais al suo accampamento, ignorando che il mais appartiene, in quanto sacro, agli Arikana (famiglia Caddo). In seguito alla scomparsa del loro simbolo sacro, gli Arikana mandano dei messaggeri alla volta dell’accampamento Sioux, insieme con molti doni, tra cui una grande quantità del loro tabacco a treccia. L’indiano che ha avuto la visione ne comprende ora il significato, stabilire la pace fra i due popoli.
Una visione perché possa realizzarsi deve essere “messa in scena”, cioè ritualizzata, infatti, il mito spiega l’origine del rito dell’imparentamento, lo Hunkapi.
Il rito contempla una guerra simulata fra le due popolazioni con la vittoria finale degli Arikana, come segno di resa il mais viene restituito ai legittimi proprietari, dopo di che il rappresentante del popolo Arikana dona una parte del mais ai Sioux: così anche per i cacciatori-raccoglitori nomadi il mais è diventato sacro.
Il rito ci tramanda uno scambio di simboli religiosi fra due popoli di cultura e modi di vita differenti. Ma, così come è impossibile costringere un popolo a credere in dèi e riconoscere simboli a lui estranei, così questo scambio di simboli non avviene mediante un furto, ma attraverso un dono, insieme alla promessa di una triplice pace: “la pace dell’anima, la più importante, la pace fra due individui e la pace fra due Nazioni” (*). Diversamente, il mais, profanato dal furto, perderebbe irrimediabilmente il suo significato di simbolo religioso.
Un simbolo religioso si completa solo all’atto del suo riconoscimento, come una moneta spezzata in due, il simbolo è in parte comunicazione e in parte riconoscimento di questa comunicazione.
Al di là di questo riconoscimento si leva arrogante la domanda che non avrà mai risposta, la domanda desolata del procuratore della Giudea Ponzio Pilato.

(*) J. Epes Brown, La Sacra Pipa.

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