mercoledì 2 settembre 2009

Stanze parallele: come un killer sotto il sole

Chi ha affermato che dietro ogni scrittore di storie, in particolare di storie gialle, c’è un potenziale omicida a piede libero? Be’, il tizio non si è sbagliato di molto, non si è allontanato di tanto dal sentiero del vero e del bello. Prendiamo Ellery Queen. In particolare l’Ellery Queen della serie televisiva del 1976.



Ecco padre e figlio nello studio di casa. Ellery è alle prese con un nuovo giallo, mentre il padre ascolta alla radio un incontro di boxe (con birra e pop-corn). Notate a sinistra un acquario con pesci rossi che assistono (il cranio stavolta guarda fuori dalla finestra). Questo è l’unico episodio della serie dove compare un acquario, con pesci rossi, all'interno dello studio della famiglia Queen. Come mai? E’ solo empatia degli oggetti verso EQ (essi sentono che vorrebbe essere lasciato solo, a scrivere in santa pace), o invece c'è altro?



La storia va avanti ed Ellery finisce in prigione, sospettato dell'omicidio, con 3 colpi di pistola, di un disegnatore di fumetti (colpevole, il poveretto, di averlo trasformato in un personaggio dei fumetti). Notare come Ellery ammazza il tempo in prigione, leggendo fumetti e bevendo bicchieri di latte (le tipiche stimmate del serial killer).



Ecco il giornalista Frank Flannigan nell'atto di incastrare Junior pescando dall’acquario di casa Queen l’arma del delitto (sotto lo sguardo omicida dell’ispettore Queen).

Certo, poi tutto si risolverà come sempre, ma che EQ sia un potenziale omicida, peggio un patricida, lo prova questa terribile e ultima immagine. Impegnato con il tubo di scarico dell’acquaio in cucina, distrattamente agita un'enorme chiave inglese sulla testa del padre, sfiorando un parricidio preterintenzionale.



…gli sembrava che la casa avesse un che di… be’, di vuoto, incompiuto, come un arcano oggetto proveniente dallo spazio siderale. Fu a un passo dal pronunciare la parola “inumano”, ma a quel punto riprese fermamente il proprio autocontrollo. La Casa del Malaugurio. Che assurdità! Tanto valeva chiamare Wrightsville il Paese del Maleficio. (Ellery Queen, Il Paese del Maleficio).

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