Favbrillhà, casa del posacenere.
Lapislazzuli, 3x1.9, diam. Foro 0.35
È una scena di lotta fra eroe e animali e una scena di libagione, con vari riempitivi e una scritta in orzoweiano classico corsivo.
A sinistra si vede l’eroe nudo, con la mano destra tiene sollevata la zampa posteriore destra di un quadrupede erbivoro a testa in giù, forse una gazzella, il braccio sinistro gira intorno al collo di un cervide rampante sulle zampe posteriori, con ampie corna ramificate e volgente il muso indietro. Il piede destro dell’eroe insiste sulla schiena di un leone azzannante il collo dell’erbivoro a testa in giù. La gamba sinistra di Berlumeš è piegata all’indietro, nella tipica posa della corsa in ginocchio dell’eroe. Alla destra e alla sinistra della testa dell’eroe sono presenti due quadrifogli come riempitivi. L’eroe Berlumeš è rappresentato con capelli fluenti e ondulati e una lunga barba lanosa che scende fino a toccare terra.
A destra è presente una scena di libagione. Davanti a un arbusto con rami a spina di pesce si vede una figura di vecchio glabro. Il vecchio è seduto verso sinistra, su uno sgabello a zampe incrociate. Il vecchio è a torso nudo, una gonna o coperta pieghettata gli scende fino a coprire i piedi. La mano destra del vecchio è poggiata sul ventre. La mano sinistra regge una lunga cannuccia che esce da un vaso collocato a mezz’aria, l’altra estremità della canna è infilata nella bocca del vecchio che palesemente aspira una sostanza contenuta nel vaso.
Una seconda cannuccia ritorta fuoriesce dal vaso in direzione opposta per servire un secondo personaggio appena abbozzato, forse raffigura il semieroe Skakajolo, l’essere mostruoso, l’orco delle montagne, il divoratore di bambini, insomma il “compagno” di Berlumeš. Tra le due canne sul fondo è inciso un trifoglio.
Sopra la scena del banchetto una iscrizione in orzoweiano classico corsivo. Vi si legge Ahytéé, traducibile con un po’ di approssimazione e tutte le cautele del caso in: “Ahimè, come una lumaca sgusciata siedo e piango lagrime amare sul mio passato”.
Superficie lievemente concava, foro decentrato. Lapislazzuli con molte venature. Esecuzione fine, alquanto dettagliata e naturalistica nelle figure; molto schematici invece i simboli in campo. Lievi le tracce d’uso.
Favbrillhà, casa del posacenere.
Ematite traslucida, 2.45x1x1.05; gr. 5.735.
Pesino a forma di anatra. Base appiattita. Faccia superiore modellata in forma di anatra con corpo allungato, coda sporgente, collo lungo ripiegato indietro, testa appoggiata sul dorso, becco appuntito reso in modo schematico. Iscrizione di “Paper-YOGA En-lil-là”.(*)
(*) “Lettura di un sigillo cilindrico e di un pesino dalla Casa del Posacenere a Favbrillhà”, di Silver S. Spikspan. Estratto dal vol. I, 1° sem., fasc. 4, dei “Rendiconti della Accademia degli Orzoweiani”, anno 1954.
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domenica 13 marzo 2011
Meditazioni sopra una moneta dell'Impero
Visto, questa domenica mattina, un vecchio straordinario documentario in bianco e nero sul lavoro minorile a Napoli. L'anno terribile era il 1970. La RAI pagava con gli interessi il suo debito di servizio pubblico finanziato dal canone degli italiani.
Qualche domenica fa un conduttore su rai 3 ha chiesto ad un divulgatore di scienze e storia perché nelle monete romane le teste guardano ostinatamente sempre a sinistra (c'è forse un significato politico? ih ih ih). E quello gli ha risposto che mica sempre è così, e poi si è messo a divagare come un giovane bello studente abbronzato alla maturità...
Eppure pare assodato che le teste dei romani sono generalmente rivolte a destra, e solo eccezionalmente a sinistra (c'è forse un significato politico?). Dipende dal fatto che l'incisione del conio era più facile e naturale a sinistra, o il motivo era un altro? Mistero.
Probabilmente nel 1970 alla RAI sapevano tutti rispondere in qualche modo alla domanda senza divagare come uno studente barbuto alla maturità; e a quei tempi là aveva un senso pagare il canone alla RAI; forse lo pagava pure Borghezio (o lo pagavano per lui i suoi genitori, che è più plausibile, che lui era piccino). Poi il diluvio. Sono arrivati in tv i barbari urlanti, guidati da ghignanti anchormen.
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Qualche domenica fa un conduttore su rai 3 ha chiesto ad un divulgatore di scienze e storia perché nelle monete romane le teste guardano ostinatamente sempre a sinistra (c'è forse un significato politico? ih ih ih). E quello gli ha risposto che mica sempre è così, e poi si è messo a divagare come un giovane bello studente abbronzato alla maturità...
Eppure pare assodato che le teste dei romani sono generalmente rivolte a destra, e solo eccezionalmente a sinistra (c'è forse un significato politico?). Dipende dal fatto che l'incisione del conio era più facile e naturale a sinistra, o il motivo era un altro? Mistero.
Probabilmente nel 1970 alla RAI sapevano tutti rispondere in qualche modo alla domanda senza divagare come uno studente barbuto alla maturità; e a quei tempi là aveva un senso pagare il canone alla RAI; forse lo pagava pure Borghezio (o lo pagavano per lui i suoi genitori, che è più plausibile, che lui era piccino). Poi il diluvio. Sono arrivati in tv i barbari urlanti, guidati da ghignanti anchormen.
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domenica 6 marzo 2011
Spaesamenti tra i gelati e le bandiere
Un americano del Connecticut alla corte di re Berlù... cioè no, l'anno era il 1904, dunque alla corte di re Vittorio Emanuele III:
Very well. I saw at a glance that the Florentine paper would suit me: five out of six of its scandals and tragedies were local; they were adventures of one's very neighbors, one might almost say one's friends. In the matter of world news there was not too much, but just about enough. I subscribed. I have had no occasion to regret it. Every morning I get all the news I need for the day; sometimes from the headlines, sometimes from the text. I have never had to call for a dictionary yet. I read the paper with ease. Often I do not quite understand, often some of the details escape me, but no matter, I get the idea. I will cut out a passage or two, then you see how limpid the language is:
Il ritorno dei Beati d'Italia
Elargizione del Re all' Ospedale italiano
The first line means that the Italian sovereigns are coming back-- they have been to England. The second line seems to mean that they enlarged the King at the Italian hospital. With a banquet, I suppose. An English banquet has that effect. Further:
Il ritorno dei Sovrani
a Roma
Roma, 24, ore 22,50.--I Sovrani e le Principessine Reali si attendono a Roma domani alle ore 15,51.
Return of the sovereigns to Rome, you see. Date of the telegram, Rome, November 24, ten minutes before twenty-three o'clock. The telegram seems to say, "The Sovereigns and the Royal Children expect themselves at Rome tomorrow at fifty-one minutes after fifteen o'clock."
I do not know about Italian time, but I judge it begins at midnight and runs through the twenty-four hours without breaking bulk. In the following ad, the theaters open at half-past twenty. If these are not matinees, 20.30 must mean 8.30 P.M., by my reckoning.
Spettacolli del di 25
Teatro della Pergola--(Ore 20,30)--Opera. Boh`eme. Teatro Alfieri.--Compagnia drammatica Drago--(Ore 20,30)--La Legge. Alhambra--(Ore 20,30)--Spettacolo variato. Sala Edison-- Grandiosoo spettacolo Cinematografico: Quo Vadis?--Inaugurazione della Chiesa Russa--In coda al Direttissimo--Vedute di Firenze con gran movimeno--America: Transporto tronchi giganteschi--I ladri in casa del Diavolo--Scene comiche. Cinematografo--Via Brunelleschi n. 4.--Programma straordinario, Don Chisciotte--Prezzi populari.
The whole of that is intelligible to me--and sane and rational, too-- except the remark about the Inauguration of a Russian Chinese. That one oversizes my hand. Give me five cards.
This is a four-page paper; and as it is set in long primer leaded and has a page of advertisements, there is no room for the crimes, disasters, and general sweepings of the outside world--thanks be! Today I find only a single importation of the off-color sort:
Una Principessa
che fugge con un cocchiere
Parigi, 24.--Il Matin ha da Berlino che la principessa Schovenbare-Waldenbure scomparve il 9 novembre. Sarebbe partita col suo cocchiere.
La Principessa ha 27 anni.
Twenty-seven years old, and scomparve--scampered--on the 9th November. You see by the added detail that she departed with her coachman. I hope Sarebbe has not made a mistake, but I am afraid the chances are that she has. Sono Dispiacentissimo.
There are several fires: also a couple of accidents. This is one of them:
Grave disgrazia sul Ponte Vecchio
Stammattina, circe le 7,30, mentre Giuseppe Sciatti, di anni 55, di Casellina e Torri, passava dal Ponte Vecchio, stando seduto sopra un barroccio carico di verdura, perse l' equilibrio e cadde al suolo, rimanendo con la gamba destra sotto una ruota del veicolo.
Lo Sciatti fu subito raccolto da alcuni cittadini, che, per mezzo della pubblica vettura n. 365, lo transporto a San Giovanni di Dio.
Ivi il medico di guardia gli riscontro la frattura della gamba destra e alcune lievi escoriazioni giudicandolo guaribile in 50 giorni salvo complicazioni.
What it seems to say is this: "Serious Disgrace on the Old Old Bridge. This morning about 7.30, Mr. Joseph Sciatti, aged 55, of Casellina and Torri, while standing up in a sitting posture on top of a carico barrow of vedure (foliage? hay? vegetables?), lost his equilibrium and fell on himself, arriving with his left leg under one of the wheels of the vehicle.
"Said Sciatti was suddenly harvested (gathered in?) by several citizens, who by means of public cab No. 365 transported to St. John of God."
Paragraph No. 3 is a little obscure, but I think it says that the medico set the broken left leg--right enough, since there was nothing the matter with the other one--and that several are encouraged to hope that fifty days well fetch him around in quite giudicandolo-guaribile way, if no complications intervene.
I am sure I hope so myself.
There is a great and peculiar charm about reading news-scraps in a language which you are not acquainted with--the charm that always goes with the mysterious and the uncertain. You can never be absolutely sure of the meaning of anything you read in such circumstances; you are chasing an alert and gamy riddle all the time, and the baffling turns and dodges of the prey make the life of the hunt. A dictionary would spoil it. Sometimes a single word of doubtful purport will cast a veil of dreamy and golden uncertainty over a whole paragraph of cold and practical certainties, and leave steeped in a haunting and adorable mystery an incident which had been vulgar and commonplace but for that benefaction. Would you be wise to draw a dictionary on that gracious word? would you be properly grateful?
After a couple of days' rest I now come back to my subject and seek a case in point. I find it without trouble, in the morning paper; a cablegram from Chicago and Indiana by way of Paris. All the words save one are guessable by a person ignorant of Italian:
Revolverate in teatro
Parigi, 27.--La Patrie ha da Chicago:
Il guardiano del teatro dell'opera di Walace (Indiana), avendo voluto espellare uno spettatore che continuava a fumare malgrado il diviety, questo spalleggiato dai suoi amici tir`o diversi colpi di rivoltella. Il guardiano ripose. Nacque una scarica generale. Grande panico tra gli spettatori. Nessun ferito.
Translation.--"Revolveration in Theater. Paris, 27th. La Patrie has from Chicago: The cop of the theater of the opera of Wallace, Indiana, had willed to expel a spectator which continued to smoke in spite of the prohibition, who, spalleggiato by his friends, tir'o (Fr. tir'e, Anglice pulled) manifold revolver-shots; great panic among the spectators. Nobody hurt."
Da Google Traduttore:
Molto bene. Ho visto a colpo d'occhio che la carta fiorentina mi andrebbe bene: cinque su sei dei suoi scandali e tragedie erano locali, erano le avventure dei propri vicini di casa molto, si potrebbe quasi dire i propri amici. In materia di notizie del mondo non era troppo, ma quasi sufficiente. Mi sono iscritto. Non ho avuto occasione di pentirsene. Ogni mattina mi alzo tutte le notizie che mi serve per il giorno, a volte dai titoli di testa, a volte dal testo. Non ho mai avuto a richiedere un dizionario ancora. Ho letto il giornale con facilità. Spesso io non capisco, spesso alcuni dettagli mi sfuggono, ma non importa, ho l'idea. Io tagliare un passaggio o due, poi si vede come il linguaggio è limpido:
Il ritorno dei Beati d'Italia
Elargizione del Re all 'Ospedale italiano
La prima riga significa che i sovrani italiani stanno tornando - sono stati in Inghilterra. La seconda riga sembra voler dire che hanno ampliato il re presso l'ospedale italiano. Con un banchetto, suppongo. Un banchetto inglese ha in tal senso. Per ulteriori informazioni:
Il ritorno dei Sovrani
a Roma
Roma, 24, ore 22,50 .-- I Sovrani e le Principessine Reali SI attendono a Roma domani Alle ore 15,51.
Il ritorno dei sovrani a Roma, si vede. Data del telegramma, Roma, 24 novembre, dieci minuti prima 23 in punto. Il telegramma sembra dire: "La Sovrani e il Royal Children si aspetta domani a Roma a 51 minuti dopo quindici ore."
Io non so ora italiana, ma io giudico comincia a mezzanotte e passa attraverso le 24 ore senza rotture di carico. In seguito l'annuncio, i teatri aperti a metà ultimi venti. Se questi non sono matinées, ore 20.30 deve significare 20:30, secondo i miei calcoli.
Spettacolli del di 25
Teatro della Pergola - (Ore 20,30) - Opera. Boh `eme. Teatro Alfieri .-- Compagnia Drammatica Drago - (Ore 20,30) - La Legge. Alhambra - (Ore 20,30) - Spettacolo variato. Sala Edison - Grandiosoo spettacolo Cinematografico: Quo Vadis - Inaugurazione della Chiesa Russa - In coda al Direttissimo - Vedute di Firenze con movimeno gran - America: Transporto Tronchi giganteschi - I ladri in casa del Diavolo - Scene comiche . Cinematografo - Via Brunelleschi n. 4 .-- Programma straordinario, Don Chisciotte - Prezzi populari.
L'intera che è comprensibile per me - e sano e razionale, anche - se non l'osservazione circa l'inaugurazione di un cinese russo. Quello maggiorazioni mia mano. Dammi cinque carte.
Si tratta di un documento di quattro pagine, e come si trova in fondo a lungo con piombo e ha una pagina di pubblicità, non c'è spazio per i delitti, disastri e spazzatura generale del mondo esterno - grazie! Oggi ho trovato solo una importazione unico del genere off-color:
Una Principessa
Che fugge con cocchiere delle Nazioni Unite
Parigi, 24 .-- Il Matin ha da Berlino Che la principessa scomparve Schovenbare-Waldenbure il 9 novembre. Sarebbe partita col Suo cocchiere.
La Principassa ha 27 Anni.
Ventisette anni, e scomparve - scampered - il 9 novembre. Si vede dal dettaglio ha aggiunto che se ne andò con il suo cocchiere. Spero Sarebbe non ha fatto un errore, ma temo che le probabilità sono che lei ha. SONO Dispiacentissimo.
Ci sono diversi incendi: anche un paio di incidenti. Questo è uno di loro:
Grave Disgrazia sul Ponte Vecchio
Stammattina, Circe le 7,30, MENTRE Giuseppe Sciatti, di Anni 55, di Casellina e Torri, Passava dal Ponte Vecchio, Standoflex Seduto sopra delle Nazioni Unite Barroccio Carico di Verdura, Perse l 'Equilibrio e Cadde al Suolo, rimanendo con la gamba Destra Sotto Come una ruota del veicolo.
Lo Sciatti fu Subito Raccolto da alcuni Cittadini, il Che, per mezzo della Pubblica Vettura n. 365, lo Transporto a San Giovanni di Dio.
Ivi il medico di guardia Gli riscontro la Destra Frattura della gamba e alcune Lievi escoriazioni giudicandolo guaribile in 50 Giorni complicazioni Salvo.
Quello che sembra di dire è questo:. "Serious Disgrace sul Vecchio Ponte Vecchio Questa mattina circa 7,30, il signor Giuseppe Sciatti, 55 anni, di Casellina e Torri, mentre in piedi in posizione seduta sulla cima di un tumulo Carico di vedure (fogliame? fieno? verdura?), ha perso il suo equilibrio e cadde su se stesso, arrivando con la sua gamba sinistra sotto una delle ruote del veicolo.
"Said Sciatti fu improvvisamente raccolta (raccolti nel?) Da diversi cittadini, che per mezzo di n. cabina pubblico 365 trasportati al San Giovanni di Dio".
Il paragrafo n. 3 è un po 'oscuro, ma credo che dice che il medico impostare la frattura alla gamba sinistra - abbastanza a destra, dal momento che non c'era nulla la questione con l'altro - e che molti sono incoraggiati a sperare che ben cinquanta giorni prenderlo in giro in modo del tutto giudicandolo guaribile-, se non intervengono complicazioni.
Sono sicuro che mi auguro anch'io.
C'è un grande fascino e particolare sulla lettura di news-scarti in una lingua che non si è a conoscenza - il fascino che va sempre con la misteriosa e incerta. Non si può mai essere assolutamente sicuri del significato di qualsiasi cosa si legge in tali circostanze; siete a caccia di un avviso e gamy enigma tutto il tempo, e la trasforma sconcertante e schivate della preda rendere la vita della caccia. Un dizionario dovrebbe rovinare. A volte una sola parola di dubbio significato si gettano un velo di incertezza sognante e d'oro nel corso di un intero paragrafo di certezze freddo e pratico, e lasciare immersi in un inquietante mistero adorabile e un incidente che era stata volgare e banale, ma che per beneficenza. Sarebbe saggio per disegnare un dizionario su quella parola gentile? Vuoi essere adeguatamente riconoscente?
Dopo un paio di giorni di riposo 'ora tornare al mio argomento e cercare un esempio calzante. Lo trovo senza problemi, sul giornale del mattino, un cablogramma da Chicago e Indiana a titolo di Parigi. Tutte le parole tranne uno sono da indovinare da una persona ignorante della lingua italiana:
Revolverate in teatro
Parigi, 27 .-- La Patrie ha da Chicago:
Il Guardiano del Teatro dell'Opera di Walace (Indiana), avendo voluto espellare UNO spettatore Che continuava uno Fumare malgrado il diviety, NB Tutti gli ingredienti spalleggiato Dai Suoi Amici tir `o diversificazione Colpi di Rivoltella. Il Guardiano ripose. Nacque UNA Generale scarica. Grande Panico TRA Gli spettatori. Nessun ferito.
Traduzione .-- "Revolveration in Teatro Parigi, 27 La Patrie ha da Chicago:.. Il poliziotto del teatro dell'opera di Wallace, Indiana, ha voluto espellere uno spettatore che ha continuato a fumare nonostante il divieto, che, spalleggiato dai suoi amici, tir'o (tir'e P., Anglice tirato) collettore di colpi di rivoltella;. grande panico tra gli spettatori Nessuno male ".
Very well. I saw at a glance that the Florentine paper would suit me: five out of six of its scandals and tragedies were local; they were adventures of one's very neighbors, one might almost say one's friends. In the matter of world news there was not too much, but just about enough. I subscribed. I have had no occasion to regret it. Every morning I get all the news I need for the day; sometimes from the headlines, sometimes from the text. I have never had to call for a dictionary yet. I read the paper with ease. Often I do not quite understand, often some of the details escape me, but no matter, I get the idea. I will cut out a passage or two, then you see how limpid the language is:
Il ritorno dei Beati d'Italia
Elargizione del Re all' Ospedale italiano
The first line means that the Italian sovereigns are coming back-- they have been to England. The second line seems to mean that they enlarged the King at the Italian hospital. With a banquet, I suppose. An English banquet has that effect. Further:
Il ritorno dei Sovrani
a Roma
Roma, 24, ore 22,50.--I Sovrani e le Principessine Reali si attendono a Roma domani alle ore 15,51.
Return of the sovereigns to Rome, you see. Date of the telegram, Rome, November 24, ten minutes before twenty-three o'clock. The telegram seems to say, "The Sovereigns and the Royal Children expect themselves at Rome tomorrow at fifty-one minutes after fifteen o'clock."
I do not know about Italian time, but I judge it begins at midnight and runs through the twenty-four hours without breaking bulk. In the following ad, the theaters open at half-past twenty. If these are not matinees, 20.30 must mean 8.30 P.M., by my reckoning.
Spettacolli del di 25
Teatro della Pergola--(Ore 20,30)--Opera. Boh`eme. Teatro Alfieri.--Compagnia drammatica Drago--(Ore 20,30)--La Legge. Alhambra--(Ore 20,30)--Spettacolo variato. Sala Edison-- Grandiosoo spettacolo Cinematografico: Quo Vadis?--Inaugurazione della Chiesa Russa--In coda al Direttissimo--Vedute di Firenze con gran movimeno--America: Transporto tronchi giganteschi--I ladri in casa del Diavolo--Scene comiche. Cinematografo--Via Brunelleschi n. 4.--Programma straordinario, Don Chisciotte--Prezzi populari.
The whole of that is intelligible to me--and sane and rational, too-- except the remark about the Inauguration of a Russian Chinese. That one oversizes my hand. Give me five cards.
This is a four-page paper; and as it is set in long primer leaded and has a page of advertisements, there is no room for the crimes, disasters, and general sweepings of the outside world--thanks be! Today I find only a single importation of the off-color sort:
Una Principessa
che fugge con un cocchiere
Parigi, 24.--Il Matin ha da Berlino che la principessa Schovenbare-Waldenbure scomparve il 9 novembre. Sarebbe partita col suo cocchiere.
La Principessa ha 27 anni.
Twenty-seven years old, and scomparve--scampered--on the 9th November. You see by the added detail that she departed with her coachman. I hope Sarebbe has not made a mistake, but I am afraid the chances are that she has. Sono Dispiacentissimo.
There are several fires: also a couple of accidents. This is one of them:
Grave disgrazia sul Ponte Vecchio
Stammattina, circe le 7,30, mentre Giuseppe Sciatti, di anni 55, di Casellina e Torri, passava dal Ponte Vecchio, stando seduto sopra un barroccio carico di verdura, perse l' equilibrio e cadde al suolo, rimanendo con la gamba destra sotto una ruota del veicolo.
Lo Sciatti fu subito raccolto da alcuni cittadini, che, per mezzo della pubblica vettura n. 365, lo transporto a San Giovanni di Dio.
Ivi il medico di guardia gli riscontro la frattura della gamba destra e alcune lievi escoriazioni giudicandolo guaribile in 50 giorni salvo complicazioni.
What it seems to say is this: "Serious Disgrace on the Old Old Bridge. This morning about 7.30, Mr. Joseph Sciatti, aged 55, of Casellina and Torri, while standing up in a sitting posture on top of a carico barrow of vedure (foliage? hay? vegetables?), lost his equilibrium and fell on himself, arriving with his left leg under one of the wheels of the vehicle.
"Said Sciatti was suddenly harvested (gathered in?) by several citizens, who by means of public cab No. 365 transported to St. John of God."
Paragraph No. 3 is a little obscure, but I think it says that the medico set the broken left leg--right enough, since there was nothing the matter with the other one--and that several are encouraged to hope that fifty days well fetch him around in quite giudicandolo-guaribile way, if no complications intervene.
I am sure I hope so myself.
There is a great and peculiar charm about reading news-scraps in a language which you are not acquainted with--the charm that always goes with the mysterious and the uncertain. You can never be absolutely sure of the meaning of anything you read in such circumstances; you are chasing an alert and gamy riddle all the time, and the baffling turns and dodges of the prey make the life of the hunt. A dictionary would spoil it. Sometimes a single word of doubtful purport will cast a veil of dreamy and golden uncertainty over a whole paragraph of cold and practical certainties, and leave steeped in a haunting and adorable mystery an incident which had been vulgar and commonplace but for that benefaction. Would you be wise to draw a dictionary on that gracious word? would you be properly grateful?
After a couple of days' rest I now come back to my subject and seek a case in point. I find it without trouble, in the morning paper; a cablegram from Chicago and Indiana by way of Paris. All the words save one are guessable by a person ignorant of Italian:
Revolverate in teatro
Parigi, 27.--La Patrie ha da Chicago:
Il guardiano del teatro dell'opera di Walace (Indiana), avendo voluto espellare uno spettatore che continuava a fumare malgrado il diviety, questo spalleggiato dai suoi amici tir`o diversi colpi di rivoltella. Il guardiano ripose. Nacque una scarica generale. Grande panico tra gli spettatori. Nessun ferito.
Translation.--"Revolveration in Theater. Paris, 27th. La Patrie has from Chicago: The cop of the theater of the opera of Wallace, Indiana, had willed to expel a spectator which continued to smoke in spite of the prohibition, who, spalleggiato by his friends, tir'o (Fr. tir'e, Anglice pulled) manifold revolver-shots; great panic among the spectators. Nobody hurt."
Da Google Traduttore:
Molto bene. Ho visto a colpo d'occhio che la carta fiorentina mi andrebbe bene: cinque su sei dei suoi scandali e tragedie erano locali, erano le avventure dei propri vicini di casa molto, si potrebbe quasi dire i propri amici. In materia di notizie del mondo non era troppo, ma quasi sufficiente. Mi sono iscritto. Non ho avuto occasione di pentirsene. Ogni mattina mi alzo tutte le notizie che mi serve per il giorno, a volte dai titoli di testa, a volte dal testo. Non ho mai avuto a richiedere un dizionario ancora. Ho letto il giornale con facilità. Spesso io non capisco, spesso alcuni dettagli mi sfuggono, ma non importa, ho l'idea. Io tagliare un passaggio o due, poi si vede come il linguaggio è limpido:
Il ritorno dei Beati d'Italia
Elargizione del Re all 'Ospedale italiano
La prima riga significa che i sovrani italiani stanno tornando - sono stati in Inghilterra. La seconda riga sembra voler dire che hanno ampliato il re presso l'ospedale italiano. Con un banchetto, suppongo. Un banchetto inglese ha in tal senso. Per ulteriori informazioni:
Il ritorno dei Sovrani
a Roma
Roma, 24, ore 22,50 .-- I Sovrani e le Principessine Reali SI attendono a Roma domani Alle ore 15,51.
Il ritorno dei sovrani a Roma, si vede. Data del telegramma, Roma, 24 novembre, dieci minuti prima 23 in punto. Il telegramma sembra dire: "La Sovrani e il Royal Children si aspetta domani a Roma a 51 minuti dopo quindici ore."
Io non so ora italiana, ma io giudico comincia a mezzanotte e passa attraverso le 24 ore senza rotture di carico. In seguito l'annuncio, i teatri aperti a metà ultimi venti. Se questi non sono matinées, ore 20.30 deve significare 20:30, secondo i miei calcoli.
Spettacolli del di 25
Teatro della Pergola - (Ore 20,30) - Opera. Boh `eme. Teatro Alfieri .-- Compagnia Drammatica Drago - (Ore 20,30) - La Legge. Alhambra - (Ore 20,30) - Spettacolo variato. Sala Edison - Grandiosoo spettacolo Cinematografico: Quo Vadis - Inaugurazione della Chiesa Russa - In coda al Direttissimo - Vedute di Firenze con movimeno gran - America: Transporto Tronchi giganteschi - I ladri in casa del Diavolo - Scene comiche . Cinematografo - Via Brunelleschi n. 4 .-- Programma straordinario, Don Chisciotte - Prezzi populari.
L'intera che è comprensibile per me - e sano e razionale, anche - se non l'osservazione circa l'inaugurazione di un cinese russo. Quello maggiorazioni mia mano. Dammi cinque carte.
Si tratta di un documento di quattro pagine, e come si trova in fondo a lungo con piombo e ha una pagina di pubblicità, non c'è spazio per i delitti, disastri e spazzatura generale del mondo esterno - grazie! Oggi ho trovato solo una importazione unico del genere off-color:
Una Principessa
Che fugge con cocchiere delle Nazioni Unite
Parigi, 24 .-- Il Matin ha da Berlino Che la principessa scomparve Schovenbare-Waldenbure il 9 novembre. Sarebbe partita col Suo cocchiere.
La Principassa ha 27 Anni.
Ventisette anni, e scomparve - scampered - il 9 novembre. Si vede dal dettaglio ha aggiunto che se ne andò con il suo cocchiere. Spero Sarebbe non ha fatto un errore, ma temo che le probabilità sono che lei ha. SONO Dispiacentissimo.
Ci sono diversi incendi: anche un paio di incidenti. Questo è uno di loro:
Grave Disgrazia sul Ponte Vecchio
Stammattina, Circe le 7,30, MENTRE Giuseppe Sciatti, di Anni 55, di Casellina e Torri, Passava dal Ponte Vecchio, Standoflex Seduto sopra delle Nazioni Unite Barroccio Carico di Verdura, Perse l 'Equilibrio e Cadde al Suolo, rimanendo con la gamba Destra Sotto Come una ruota del veicolo.
Lo Sciatti fu Subito Raccolto da alcuni Cittadini, il Che, per mezzo della Pubblica Vettura n. 365, lo Transporto a San Giovanni di Dio.
Ivi il medico di guardia Gli riscontro la Destra Frattura della gamba e alcune Lievi escoriazioni giudicandolo guaribile in 50 Giorni complicazioni Salvo.
Quello che sembra di dire è questo:. "Serious Disgrace sul Vecchio Ponte Vecchio Questa mattina circa 7,30, il signor Giuseppe Sciatti, 55 anni, di Casellina e Torri, mentre in piedi in posizione seduta sulla cima di un tumulo Carico di vedure (fogliame? fieno? verdura?), ha perso il suo equilibrio e cadde su se stesso, arrivando con la sua gamba sinistra sotto una delle ruote del veicolo.
"Said Sciatti fu improvvisamente raccolta (raccolti nel?) Da diversi cittadini, che per mezzo di n. cabina pubblico 365 trasportati al San Giovanni di Dio".
Il paragrafo n. 3 è un po 'oscuro, ma credo che dice che il medico impostare la frattura alla gamba sinistra - abbastanza a destra, dal momento che non c'era nulla la questione con l'altro - e che molti sono incoraggiati a sperare che ben cinquanta giorni prenderlo in giro in modo del tutto giudicandolo guaribile-, se non intervengono complicazioni.
Sono sicuro che mi auguro anch'io.
C'è un grande fascino e particolare sulla lettura di news-scarti in una lingua che non si è a conoscenza - il fascino che va sempre con la misteriosa e incerta. Non si può mai essere assolutamente sicuri del significato di qualsiasi cosa si legge in tali circostanze; siete a caccia di un avviso e gamy enigma tutto il tempo, e la trasforma sconcertante e schivate della preda rendere la vita della caccia. Un dizionario dovrebbe rovinare. A volte una sola parola di dubbio significato si gettano un velo di incertezza sognante e d'oro nel corso di un intero paragrafo di certezze freddo e pratico, e lasciare immersi in un inquietante mistero adorabile e un incidente che era stata volgare e banale, ma che per beneficenza. Sarebbe saggio per disegnare un dizionario su quella parola gentile? Vuoi essere adeguatamente riconoscente?
Dopo un paio di giorni di riposo 'ora tornare al mio argomento e cercare un esempio calzante. Lo trovo senza problemi, sul giornale del mattino, un cablogramma da Chicago e Indiana a titolo di Parigi. Tutte le parole tranne uno sono da indovinare da una persona ignorante della lingua italiana:
Revolverate in teatro
Parigi, 27 .-- La Patrie ha da Chicago:
Il Guardiano del Teatro dell'Opera di Walace (Indiana), avendo voluto espellare UNO spettatore Che continuava uno Fumare malgrado il diviety, NB Tutti gli ingredienti spalleggiato Dai Suoi Amici tir `o diversificazione Colpi di Rivoltella. Il Guardiano ripose. Nacque UNA Generale scarica. Grande Panico TRA Gli spettatori. Nessun ferito.
Traduzione .-- "Revolveration in Teatro Parigi, 27 La Patrie ha da Chicago:.. Il poliziotto del teatro dell'opera di Wallace, Indiana, ha voluto espellere uno spettatore che ha continuato a fumare nonostante il divieto, che, spalleggiato dai suoi amici, tir'o (tir'e P., Anglice tirato) collettore di colpi di rivoltella;. grande panico tra gli spettatori Nessuno male ".
domenica 23 gennaio 2011
People Have The Power
Come già scritto su questo blog da una wunderkammer si può uscire se si scopre al suo interno un bestiario, e che è indubitabile la connessione tra wunderkammer e bestiario, se traduciamo la parola "wunderkammer" in "labirinto".
Il labirinto è per definizione il palazzo cretese di Minosse dove, imprigionato al suo centro, era in agguato il Minotauro (bestiario e bestio allo stesso tempo).
E cos’è il labirinto cretese se non la razionalizzazione della caverna, luogo per eccellenza delle meraviglie. In fondo alla caverna pitture di animali attendevano il visitatore per meravigliarlo e spaventarlo. Caverna, labirinto, ricerca di un centro, viaggio iniziatico e più che altro fisico alla volta della Terra Santa sulle strade labirintiche del mondo, tra mille meraviglie e mille mostri in agguato, talvolta, per i pigri e troppo indaffarati borghesi che si scaldavano i piedi al sacro fuoco del dio-denaro, era il labirinto, inciso sul pavimento dei consigli di amministrazione, il succedaneo del viaggio come l'orzo del caffè.
Il labirinto era il caos che sognava l’ordine (l'ordine delle wunderkammern), era la ricerca del centro, del nocciolo segreto delle cose. Ma non esistono mappe aggiornate e non esistono nomi. Le strade non hanno nomi. Non esistono procedure per toccare il centro del labirinto: “La via non ha un nome; la Via che ha un nome non è la vera via” (Tao Te Ching). La via per toccare il centro del labirinto (il centro della Terra) non è la stessa per andare all’Osmannoro, o forse sì.
In una fabbrica (Officina G) distante n anni tenebrosi dal nostro presente di luce, fabbrica abitata da operai, impiegati e un Ingegnere Creativo con il singhiozzo psicosomatico (in un classico episodio di Star Trek: People Have The Power), fabbrica all’apparenza disabitata da forme di vita aliena, improvvisamente un mostro, una creatura dell'oscurità, esce da una n dimensione spaziotemporale e semina terrore (e amore) tra operai, impiegati e l'ansioso IC; terrore e amore che dalla Torre e dal reparto M dell’Officina G si diffonde, al suono già nostalgico di una sirena nel meriggio, fino alle palazzine prossime al confine assolato di un quartiere di periferia. Urge il pronto intervento e il soccorso dell’Enterprise, nei panni del capitano James T. Kirk, del signor Spock e del dottor McCoy. Essi hanno il compito di debellare il mostro che muovendosi liberamente in molteplici dimensioni spaziotemporali trasforma operai e impiegati in fluidi esseri prigionieri di amorfe silhouette.
Be', tra un singhiozzo e l'altro IC informa i nostri eroi di un dato di fatto: c’è un mostro che si aggira nella fabbrica e deve essere al più presto americanizzato; ma come ha scritto Cesare Pavese a proposito di Tom Sawyer, “il reale non è un dato, ma una scoperta inesausta”, così il signor Spock, dopo tre anni passati in giro nello spazio profondo, ad incontrare assassini, creature mutaforma, artisti dell’inganno e dello sghignazzo, divinità dell’Olimpo e del deserto, pazzi batteristi, vagabondi e indiani in estate, proprio lui, il signor Spock, nonostante non sia più il ragazzo appena diplomato di umore nero e con gli orecchioni a punta eccolo che si meraviglia di un pezzo meccanico appoggiato sulla scrivania di IC. E chiede cos'è.
Il signor Spock, che avrà tanti difetti (ogni giorno il dottor McCoy gliene scopre uno nuovo) ma non è il nano arzillo nella fiaba del bel paese, esclama che il pezzo meccanico “è indubbiamente una straordinaria curiosità tecnica.”
La riflessione ad alta voce del vulcaniano suscita un attacco di singhiozzite a IC; lui che smania per i bigliettoni di carta moneta che migrano via dal portafoglio ogni secondo che scatta sul contatore dell’Enterprise, non può sopportare un alieno con le orecchie a punta che si trastulla con un banale pezzo meccanico in mano; gliene importa ‘na beata minchia della “straordinaria curiosità tecnica”, lui quel pezzo lo usa come fermacarte!
IC estrae singhiozzando da un portafoglio unto il risultato del referendum imposto dall’Amministratore delegato dal mostro multidimensionale (trasferimento della fabbrica a casa del mostro ovvero il licenziamento): il 90% degli operai e il 60% degli impiegati avevano rifiutato il trasferimento ed erano stati licenziati (fatto storico, Wikipedia può controllare quanto vuole).
Niente paura. Alla fine dell’avventura, dopo che il signor Spock è stato dismesso su Vulcano, che il dottor McCoy ha americanizzato il mostro con impacchi freddi di pepsi cola, che il capitano James T. Kirk si è commosso per la triste storia dell'Amministratore Delegato (era stato un bambino timido e un adolescente quasi sempre 'briaco), tanti piccoli eloi - sorvegliati e guidati con amore (e terrore) dai morlock dell'Ufficio Tempi e Metodi - assemblano giorno e notte inutili macchinine tridimensionali per la gioia di IC e dell’Amministratore Delegato.
Indubbiamente la fabbrica era una wunderkammer, e il mostro dell'oscurità era il suo bestiario (ma nel corso della storia si è perso per strada qualcosa).
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Il labirinto è per definizione il palazzo cretese di Minosse dove, imprigionato al suo centro, era in agguato il Minotauro (bestiario e bestio allo stesso tempo).
E cos’è il labirinto cretese se non la razionalizzazione della caverna, luogo per eccellenza delle meraviglie. In fondo alla caverna pitture di animali attendevano il visitatore per meravigliarlo e spaventarlo. Caverna, labirinto, ricerca di un centro, viaggio iniziatico e più che altro fisico alla volta della Terra Santa sulle strade labirintiche del mondo, tra mille meraviglie e mille mostri in agguato, talvolta, per i pigri e troppo indaffarati borghesi che si scaldavano i piedi al sacro fuoco del dio-denaro, era il labirinto, inciso sul pavimento dei consigli di amministrazione, il succedaneo del viaggio come l'orzo del caffè.
Il labirinto era il caos che sognava l’ordine (l'ordine delle wunderkammern), era la ricerca del centro, del nocciolo segreto delle cose. Ma non esistono mappe aggiornate e non esistono nomi. Le strade non hanno nomi. Non esistono procedure per toccare il centro del labirinto: “La via non ha un nome; la Via che ha un nome non è la vera via” (Tao Te Ching). La via per toccare il centro del labirinto (il centro della Terra) non è la stessa per andare all’Osmannoro, o forse sì.
In una fabbrica (Officina G) distante n anni tenebrosi dal nostro presente di luce, fabbrica abitata da operai, impiegati e un Ingegnere Creativo con il singhiozzo psicosomatico (in un classico episodio di Star Trek: People Have The Power), fabbrica all’apparenza disabitata da forme di vita aliena, improvvisamente un mostro, una creatura dell'oscurità, esce da una n dimensione spaziotemporale e semina terrore (e amore) tra operai, impiegati e l'ansioso IC; terrore e amore che dalla Torre e dal reparto M dell’Officina G si diffonde, al suono già nostalgico di una sirena nel meriggio, fino alle palazzine prossime al confine assolato di un quartiere di periferia. Urge il pronto intervento e il soccorso dell’Enterprise, nei panni del capitano James T. Kirk, del signor Spock e del dottor McCoy. Essi hanno il compito di debellare il mostro che muovendosi liberamente in molteplici dimensioni spaziotemporali trasforma operai e impiegati in fluidi esseri prigionieri di amorfe silhouette.
Be', tra un singhiozzo e l'altro IC informa i nostri eroi di un dato di fatto: c’è un mostro che si aggira nella fabbrica e deve essere al più presto americanizzato; ma come ha scritto Cesare Pavese a proposito di Tom Sawyer, “il reale non è un dato, ma una scoperta inesausta”, così il signor Spock, dopo tre anni passati in giro nello spazio profondo, ad incontrare assassini, creature mutaforma, artisti dell’inganno e dello sghignazzo, divinità dell’Olimpo e del deserto, pazzi batteristi, vagabondi e indiani in estate, proprio lui, il signor Spock, nonostante non sia più il ragazzo appena diplomato di umore nero e con gli orecchioni a punta eccolo che si meraviglia di un pezzo meccanico appoggiato sulla scrivania di IC. E chiede cos'è.
Il signor Spock, che avrà tanti difetti (ogni giorno il dottor McCoy gliene scopre uno nuovo) ma non è il nano arzillo nella fiaba del bel paese, esclama che il pezzo meccanico “è indubbiamente una straordinaria curiosità tecnica.”
La riflessione ad alta voce del vulcaniano suscita un attacco di singhiozzite a IC; lui che smania per i bigliettoni di carta moneta che migrano via dal portafoglio ogni secondo che scatta sul contatore dell’Enterprise, non può sopportare un alieno con le orecchie a punta che si trastulla con un banale pezzo meccanico in mano; gliene importa ‘na beata minchia della “straordinaria curiosità tecnica”, lui quel pezzo lo usa come fermacarte!
IC estrae singhiozzando da un portafoglio unto il risultato del referendum imposto dall’Amministratore delegato dal mostro multidimensionale (trasferimento della fabbrica a casa del mostro ovvero il licenziamento): il 90% degli operai e il 60% degli impiegati avevano rifiutato il trasferimento ed erano stati licenziati (fatto storico, Wikipedia può controllare quanto vuole).
Niente paura. Alla fine dell’avventura, dopo che il signor Spock è stato dismesso su Vulcano, che il dottor McCoy ha americanizzato il mostro con impacchi freddi di pepsi cola, che il capitano James T. Kirk si è commosso per la triste storia dell'Amministratore Delegato (era stato un bambino timido e un adolescente quasi sempre 'briaco), tanti piccoli eloi - sorvegliati e guidati con amore (e terrore) dai morlock dell'Ufficio Tempi e Metodi - assemblano giorno e notte inutili macchinine tridimensionali per la gioia di IC e dell’Amministratore Delegato.
Indubbiamente la fabbrica era una wunderkammer, e il mostro dell'oscurità era il suo bestiario (ma nel corso della storia si è perso per strada qualcosa).
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domenica 16 gennaio 2011
Paths That Cross
All'inizio del 1911, un gruppo di bambini della scuola elementare di Fiesole sigillò una scatola di metallo, una capsula del tempo, destinata ai bambini del lontano anno 2011. Una volta aperta, 100 anni e 120 minuti dopo (i minuti necessari a quattro babbi lì presenti per scardinarla), all'interno sono stati trovati: 2 chewing-gum scartocciati al gusto di menta, una foto della classe 1911, una scatoletta ricoperta dalla stagnola che avvolgeva la gomma da masticare con dentro due monetine da un cent, perfettamente lucidate e messe una sopra l’altra (teste di re del millenovecentosei), un gomitolo di spago grigio, 2 figurine scolpite nel sapone raffiguranti un bambino e una bambina, una medaglia annerita premio scolastico per l’ortografia, un orologio da tasca legato insieme con un temperino di alluminio a una catena, un frammento di manifesto, probabilmente staccato da un cantiere edile dal babbo di uno scolaro, con sopra scritto:
PRIMA DI RIPRENDERE IL LAVORO I DIPENDENTI DI QUESTA IMPRESA SONO TENUTI A SOTTOSCRIVERE LA SEGUENTE DICHIARAZIONE:
1) riconosco eque e legittime e come tali accetto, le tariffe fissate dall’A.C.E. (Associazione Costruttori Edili).
2) Mi impegno per l’avvenire a non partecipare a qualsivoglia manifestazione, promossa dalla Camera d. L.
LA FIRMA SI METTE IN DIREZIONE.
CHI NON HA INTENZIONE DI FIRMARE PUO’ TORNARE A CASA.
E dietro il frammento c'era scritto questo messaggio: “Se la scienza vi ha insegnato quello che molti di noi credono sarà uno degli elementi più diffusi delle vs. conoscenze, ovvero il potere di comunicare con il mondo invisibile dal quale saremo osservando il vs. destino vi preghiamo, voi egregi amministratori delegati del bene Comune, di accendere tutte le luci dei lampioni in una notte di luna piena."
*** FIAT LUX (s.r.l.) ***
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PRIMA DI RIPRENDERE IL LAVORO I DIPENDENTI DI QUESTA IMPRESA SONO TENUTI A SOTTOSCRIVERE LA SEGUENTE DICHIARAZIONE:
1) riconosco eque e legittime e come tali accetto, le tariffe fissate dall’A.C.E. (Associazione Costruttori Edili).
2) Mi impegno per l’avvenire a non partecipare a qualsivoglia manifestazione, promossa dalla Camera d. L.
LA FIRMA SI METTE IN DIREZIONE.
CHI NON HA INTENZIONE DI FIRMARE PUO’ TORNARE A CASA.
E dietro il frammento c'era scritto questo messaggio: “Se la scienza vi ha insegnato quello che molti di noi credono sarà uno degli elementi più diffusi delle vs. conoscenze, ovvero il potere di comunicare con il mondo invisibile dal quale saremo osservando il vs. destino vi preghiamo, voi egregi amministratori delegati del bene Comune, di accendere tutte le luci dei lampioni in una notte di luna piena."
*** FIAT LUX (s.r.l.) ***
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domenica 2 gennaio 2011
Distant Fingers
Indice e medio analitico dei post che formano serie poco serie (per formare una serie sono sufficienti 2 post) nell'anno 2010. Le serie ancora attive nel 2011 (hot spot) hanno il titolo in rosso.
A. Bestiario (0 – 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 – 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15)
Il bestiario era il cugino anziano e canuto, di secondo grado, della wunderkammer.
B. no free dogs (1 – 2 – 3 - 4 - ?)
Sull’educazione di un cane.
C. Commento a un commento ai Promessi Sposi (... - 8 – 9 – 10 – 11)
Una serie di post dedicati al commento di una serie di note poste a commento in una vecchia edizione dei Promessi Sposi.
La serie dei post si è chiusa improvvisamente e Renzo-Mosè è rimasto fermo a rimirare il duomo di Milano da lontano.
D. Immagini del Tempo (1 – 2 – 3 – 4).
Siete viaggiatori del Tempo, perché avete vinto al Lotto e avete tutto il tempo del mondo; camminate nella città olandese di Hertogenbosch, qui vive un pittore di nome Hieronymus Bosch, proprio ieri ha terminato di dipingere un quadro...
E. Incontri con l’Arte (1 – 2 – 3 – 4).
A cavallo di una anatra spennata, zoppa, inquieta e frittellata.
F. Anabasi di una parola (1 – 2 – 3 – 4)
Bootleggers, roll your tapes.
G. Corrispondenza esterna e interna di uno staterello dell'Asia Anteriore Antica (1- 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8).
Ignoto il nome dello staterello ma ci stanno lavorando su (notte e dì), sappiamo solo che era situato nell'Asia Anteriore Antica (ah, già l'ho scritto!) e qualche millennio prima i fatti raccontati nei Vangeli.
H. Case in capo al mondo (1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9)
Chi non ha sognato, guardando fuori dal finestrino di un treno regionale che corre sferragliando in un pomeriggio d’estate, di scendere alla prima stazione e dopo pochi metri di strade sconosciute entrare in un portone di una casa, passare da stanza a stanza come se fosse nostra. Case in capo al mondo, case dietro l’angolo, case nascoste da un muro di giardino. Case vuote ma familiari, con il frigorifero spento e la spina sul pavimento e nella credenza qualche barattolo polveroso di pomodori, piselli, e scatole di pasta e ovviamente il caffè... be’ certo, anche marmellate e confetture di tutti i frutti.
Indice precedente (della mano sinistra).
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A. Bestiario (0 – 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 – 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15)
Il bestiario era il cugino anziano e canuto, di secondo grado, della wunderkammer.
B. no free dogs (1 – 2 – 3 - 4 - ?)
Sull’educazione di un cane.
C. Commento a un commento ai Promessi Sposi (... - 8 – 9 – 10 – 11)
Una serie di post dedicati al commento di una serie di note poste a commento in una vecchia edizione dei Promessi Sposi.
La serie dei post si è chiusa improvvisamente e Renzo-Mosè è rimasto fermo a rimirare il duomo di Milano da lontano.
D. Immagini del Tempo (1 – 2 – 3 – 4).
Siete viaggiatori del Tempo, perché avete vinto al Lotto e avete tutto il tempo del mondo; camminate nella città olandese di Hertogenbosch, qui vive un pittore di nome Hieronymus Bosch, proprio ieri ha terminato di dipingere un quadro...
E. Incontri con l’Arte (1 – 2 – 3 – 4).
A cavallo di una anatra spennata, zoppa, inquieta e frittellata.
F. Anabasi di una parola (1 – 2 – 3 – 4)
Bootleggers, roll your tapes.
G. Corrispondenza esterna e interna di uno staterello dell'Asia Anteriore Antica (1- 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8).
Ignoto il nome dello staterello ma ci stanno lavorando su (notte e dì), sappiamo solo che era situato nell'Asia Anteriore Antica (ah, già l'ho scritto!) e qualche millennio prima i fatti raccontati nei Vangeli.
H. Case in capo al mondo (1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9)
Chi non ha sognato, guardando fuori dal finestrino di un treno regionale che corre sferragliando in un pomeriggio d’estate, di scendere alla prima stazione e dopo pochi metri di strade sconosciute entrare in un portone di una casa, passare da stanza a stanza come se fosse nostra. Case in capo al mondo, case dietro l’angolo, case nascoste da un muro di giardino. Case vuote ma familiari, con il frigorifero spento e la spina sul pavimento e nella credenza qualche barattolo polveroso di pomodori, piselli, e scatole di pasta e ovviamente il caffè... be’ certo, anche marmellate e confetture di tutti i frutti.
Indice precedente (della mano sinistra).
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martedì 21 dicembre 2010
Follow that Dream
Una comitiva di turisti sosta ai margini di una magica città. È il tempo dei saluti. Tra scambi di cellulari, indirizzi, email, ricordi, il cuore è già sulla via di casa. In fondo siamo solo turisti.
Scarabocchiato sul margine di un foglio del taccuino di viaggio, resta un barlume di visione. Come se il viaggio potesse essere ripreso, dopo una breve pausa, il tempo di un caffè o di una stagione. Ma le prime gocce di un temporale ci bagnano la faccia, ci portano via quel barlume di visione, ci lasciano in cambio l’odore di terra bagnata.
Nuvole all’orizzonte (isole sconosciute) scivolano su e giù per le colline. Una nuvola bianca si guarda nello specchio oscuro della strada: sorride; dimentica.
A Firenze, fino alla fine dell’Ottocento alte muraglie, a volte formate dalle stesse case che si affacciavano sull’Arno, si ergevano lungo le sponde, e nascondevano alla vista il fiume e l’opposta parte della città; e da qui, forse, l’origine psicologica del termine Oltrarno, quasi a significare un altrove, un’altra città. Solo quando Firenze divenne capitale d’Italia, nel 1865, si formarono i lungarni attuali (anni settanta), che mutarono per sempre la visione di Firenze e il rapporto dei fiorentini con il fiume.
Solo pochi anni prima Mark Twain ammirava la vista dell’Arno dai ponti: "Ci piaceva fermarci sui ponti ad ammirar l’Arno. È un grande fiumiciattolo, intriso di storia, profondo quattro piedi e solcato da alcune chiatte che andavano su e giù. Potrebbe chiamarsi plausibilmente fiume se ci pompassero dentro l’acqua. Questi neri e maledetti fiorentini lo definiscono fiume, e pensano che lo sia davvero. Sostengono l’illusione costruendovi sopra ponti monumentali. Non capisco come non siano capaci di guardarlo con obiettività". E poi si perde per i vicoli del vecchio centro, e gira per la cittadina tutta una notte. Uno straniero in terra straniera. Alieno come l'indiano Lakota davanti all'affresco del Trionfo della Morte nel Camposanto di Pisa, qualche anno dopo.
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Scarabocchiato sul margine di un foglio del taccuino di viaggio, resta un barlume di visione. Come se il viaggio potesse essere ripreso, dopo una breve pausa, il tempo di un caffè o di una stagione. Ma le prime gocce di un temporale ci bagnano la faccia, ci portano via quel barlume di visione, ci lasciano in cambio l’odore di terra bagnata.
Nuvole all’orizzonte (isole sconosciute) scivolano su e giù per le colline. Una nuvola bianca si guarda nello specchio oscuro della strada: sorride; dimentica.
A Firenze, fino alla fine dell’Ottocento alte muraglie, a volte formate dalle stesse case che si affacciavano sull’Arno, si ergevano lungo le sponde, e nascondevano alla vista il fiume e l’opposta parte della città; e da qui, forse, l’origine psicologica del termine Oltrarno, quasi a significare un altrove, un’altra città. Solo quando Firenze divenne capitale d’Italia, nel 1865, si formarono i lungarni attuali (anni settanta), che mutarono per sempre la visione di Firenze e il rapporto dei fiorentini con il fiume.
Solo pochi anni prima Mark Twain ammirava la vista dell’Arno dai ponti: "Ci piaceva fermarci sui ponti ad ammirar l’Arno. È un grande fiumiciattolo, intriso di storia, profondo quattro piedi e solcato da alcune chiatte che andavano su e giù. Potrebbe chiamarsi plausibilmente fiume se ci pompassero dentro l’acqua. Questi neri e maledetti fiorentini lo definiscono fiume, e pensano che lo sia davvero. Sostengono l’illusione costruendovi sopra ponti monumentali. Non capisco come non siano capaci di guardarlo con obiettività". E poi si perde per i vicoli del vecchio centro, e gira per la cittadina tutta una notte. Uno straniero in terra straniera. Alieno come l'indiano Lakota davanti all'affresco del Trionfo della Morte nel Camposanto di Pisa, qualche anno dopo.
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Con un forte senso di spaesamento
La deformazione di una notizia deriva sempre da una lettura parziale di questa, e questo è vero anche nell’arte figurativa. Un classico esempio è il passaggio dal figurativo all’astratto nelle varie coniazioni di una moneta d’oro coniata tra il 359 e il 336 a.C. sotto Filippo il Macedone, padre di Alessandro Magno. Questa moneta reca sul dritto una testa di Apollo coronata di alloro, resa di profilo, e sul rovescio una biga. La moneta all’origine presenta un disegno figurativo di «forma compatta, organica e sensibile alle qualità della materia nel modellato del viso come anche nella rigidità quasi metallica delle foglie d’alloro». (Ranuccio Bianchi Bandinelli, Dall’Ellenismo al Medioevo, Editori Riuniti, 1978, p. 183). Le popolazioni celtiche della Gallia vennero in contatto con la monetazione macedone e l’imitarono. «Ma ben presto furono introdotte varianti: la testa perde il suo carattere di rappresentazione di divinità; nel rovescio la biga, tipo di attacco estraneo alla Gallia, è sostituita dalla scena familiare di una giumenta con il suo puledro, al di sopra un emblema: il drago alato delle insegne militari galliche». (op. cit, p. 184). Ad ogni nuova coniazione si assiste ad una trasformazione degli elementi naturalistici. Bianchi Bandinelli rifiutava la spiegazione semplicistica di un’incapacità formale dell’artigiano, notava che la prima tappa della trasformazione dell’immagine (in questo e in altri esempi) «è il dissolvimento della forma naturalistica in elementi non collegati fra loro», (op. cit. p.185). Ogni elemento subisce quindi trasformazioni indipendenti. Alla fine il risultato è una composizione di elementi geometrici del tutto astratta. Ma prima di arrivare all'astratto si assiste ad una generazione di motivi fantastici, grilli, bizzarrie e mostri favolosi, draghi e teste con gambe, che aspettavano solo il dissolvimento della figurazione greco-romana per riemergere in tutta la vitalità di un Medioevo fantastico, dove la conchiglia (nautilus) è generatore di mostri, di animali favolosi o quotidiani. E «se la si trova su una montagna, v'è stata creata dalle costellazioni. Leonardo da Vinci attesta ancora l'esistenza di questa leggenda», (J. Baltrusaitis, Medioevo fantastico, Adelphi,1997). La conchiglia fossile è cosa aliena, di un altro tempo, di un altro luogo. Genera un forte senso di spaesamento, come se per esempio padre Cristoforo, tra strida di mastini e cagnolini, borbottii, flatulenze e meteorismi vari di un vecchio servitore sgrullo, e le argute ciacole dei due bravi caccolosi alla porta della bicocca di don Rodrigo, fosse finalmente introdotto al cospetto del magnifico signore, il capitano Nemo.
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domenica 19 dicembre 2010
La Ghost Dance tra Pisa e Milano
America. Un pomeriggio di un mite ottobre dell’anno 1886. Sulla terra delle lunghe ombre e dei lunghi coltelli sono rimasti solo ragazzi e ragazze, coperti di leggere vesti estive, dipinte con i colori eterni del Pontormo. Vivono giorni gloriosi e felici, nuotano e ballano, giocano e ridono e amoreggiano tutto il dì, e quando viene la notte si nascondono, come bambini che hanno paura del buio, dentro una materna tenda del circo di Buffalo Bill.
Si definiscono Lakota, e sono vegetariani (ma non per libera scelta), anzi fruttivori, infatti, mangiano solo esotici frutti colorati con i colori del Rosso Fiorentino, e bevono pura acqua di fonte, in coppe di bianco vetro opaco. Ma, nonostante la dieta fruttivora e la fede assoluta in una massima pavesiana (Lavorare stanca) nessun Lakota, o quasi nessuno, arriva alla senilità, e perché? Oibò, è presto detto, perché tutt’attorno scavano, bazzicano e cercano un metallo giallo, dentro nere e oleose padelle, brutti mostri albini e pelosi. Sono chiamati (dai Lakota) Wasichu.
I Wasichu non sono vegetariani (ché sarebbe stato chiedere troppo alla Divina Provvidenza), anzi hanno appena accoppato e sbranato l’ultimo bisonte sacro ai Lakota. Sbranerebbero anche i Lakota se il prete di turno distogliesse lo sguardo quanto basta, solo quel tanto che basta per poterli sterminare tutti (che un indiano buono era un indiano morto).
Ma una banda di Lakota fu portata quell’anno dai Wasichu al di là dall’acqua grande su un battello di fuoco, fino ad una città immensa, ed era Londra. La Nonna preparò torte salate e crostate di albicocche per i ragazzi e le ragazze Lakota. La Nonna era piccola ma grassa, e piacque subito ai Lakota perché fu buona con loro. I Lakota danzarono in suo onore. E allora la Nonna disse qualcosa come: “Ho sessantasette anni. In tutto il mondo ho visto ogni specie di gente; ma oggi ho visto la più bella gente che conosco. Se voi apparteneste a me, non permetterei che vi portassero in giro in uno spettacolo come questo” (*)
Ma il circo prosegue il Grand Tour per le città d’Europa. Imprigionati in un incanto maligno i Lakota arrivano a Manchester e lì si smarriscono, in un bosco di strade e case di mattoni. Tre Lakota perdono così il battello di fuoco. Tornano a Londra, e come in sogno arrivano a Parigi. Una ragazza Wasichu si innamora di uno dei tre, lo porta a casa, gli fa conoscere il padre e la madre. La ragazza Wasichu imparò alcune parole in Lakota. Da Parigi i tre andarono in Germania, dalla Germania arrivarono in un luogo dove la terra bruciava da sempre (e nessuno sapeva come spengere il fuoco). “C’era un monte alto, che finiva a forma di tenda, e lassù bruciava. Sentii dire che molto tempo fa una grossa città e molte persone erano scomparse nella terra, in quel luogo.” (*)
In seguito i Lakota tornarono a casa, ma forse prima visitarono il Camposanto di Pisa. Sostarono come turisti qualsiasi davanti all’affresco con il Trionfo della Morte. Videro i tre stadi del corpo dopo la morte. Videro le danze macabre medioevali. Uno di loro sarà in futuro uno sciamano: vedrà l’inferno di neve a Wounded Knee. Le immagini dei morti danzanti erano il tributo che l’occidente cristiano pagava al Bodhisattva. I nove stadi di disfacimento del cadavere nel buddismo erano: (1) viso livido; (2) corpo gonfio; (3) corpo tumefatto; (4) corpo in putrefazione; (5) il corpo è preda dei vermi; (6) il corpo diventa verde, lo scheletro si vede è tinto di sangue; (7) scheletro in connessione anatomica; (8) ossa spezzate, sparse e in polvere; (9) solo una vecchia tomba in mezzo alla vegetazione, nient’altro che gocce di rugiada sull’erba.
Il settimo stadio è il rito di passaggio che deve affrontare lo sciamano del mondo orientale ed americano.
Dunque i Lakota tornarono a casa. E iniziarono subito a danzare per la rigenerazione del mondo, per la fine del mondo, per l’avvento di una nuova terra. Una danza che durava giorni e notti. Era la cosiddetta Ghost Dance Religion degli storici occidentali.

Pochi anni dopo, al di là dall'acqua grande, in una città chiamata Milano, i soldati spareranno con fucili e cannoni su una folla di quarantamila persone (in gran parte donne, vecchi e bambini): protestavano contro il raddoppio del prezzo del pane. Era un giorno di maggio dell'anno 1898.
(*) Alce Nero parla, J.G. Neihardt (Adelphi, 1983)
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Si definiscono Lakota, e sono vegetariani (ma non per libera scelta), anzi fruttivori, infatti, mangiano solo esotici frutti colorati con i colori del Rosso Fiorentino, e bevono pura acqua di fonte, in coppe di bianco vetro opaco. Ma, nonostante la dieta fruttivora e la fede assoluta in una massima pavesiana (Lavorare stanca) nessun Lakota, o quasi nessuno, arriva alla senilità, e perché? Oibò, è presto detto, perché tutt’attorno scavano, bazzicano e cercano un metallo giallo, dentro nere e oleose padelle, brutti mostri albini e pelosi. Sono chiamati (dai Lakota) Wasichu.
I Wasichu non sono vegetariani (ché sarebbe stato chiedere troppo alla Divina Provvidenza), anzi hanno appena accoppato e sbranato l’ultimo bisonte sacro ai Lakota. Sbranerebbero anche i Lakota se il prete di turno distogliesse lo sguardo quanto basta, solo quel tanto che basta per poterli sterminare tutti (che un indiano buono era un indiano morto).
Ma una banda di Lakota fu portata quell’anno dai Wasichu al di là dall’acqua grande su un battello di fuoco, fino ad una città immensa, ed era Londra. La Nonna preparò torte salate e crostate di albicocche per i ragazzi e le ragazze Lakota. La Nonna era piccola ma grassa, e piacque subito ai Lakota perché fu buona con loro. I Lakota danzarono in suo onore. E allora la Nonna disse qualcosa come: “Ho sessantasette anni. In tutto il mondo ho visto ogni specie di gente; ma oggi ho visto la più bella gente che conosco. Se voi apparteneste a me, non permetterei che vi portassero in giro in uno spettacolo come questo” (*)
Ma il circo prosegue il Grand Tour per le città d’Europa. Imprigionati in un incanto maligno i Lakota arrivano a Manchester e lì si smarriscono, in un bosco di strade e case di mattoni. Tre Lakota perdono così il battello di fuoco. Tornano a Londra, e come in sogno arrivano a Parigi. Una ragazza Wasichu si innamora di uno dei tre, lo porta a casa, gli fa conoscere il padre e la madre. La ragazza Wasichu imparò alcune parole in Lakota. Da Parigi i tre andarono in Germania, dalla Germania arrivarono in un luogo dove la terra bruciava da sempre (e nessuno sapeva come spengere il fuoco). “C’era un monte alto, che finiva a forma di tenda, e lassù bruciava. Sentii dire che molto tempo fa una grossa città e molte persone erano scomparse nella terra, in quel luogo.” (*)
In seguito i Lakota tornarono a casa, ma forse prima visitarono il Camposanto di Pisa. Sostarono come turisti qualsiasi davanti all’affresco con il Trionfo della Morte. Videro i tre stadi del corpo dopo la morte. Videro le danze macabre medioevali. Uno di loro sarà in futuro uno sciamano: vedrà l’inferno di neve a Wounded Knee. Le immagini dei morti danzanti erano il tributo che l’occidente cristiano pagava al Bodhisattva. I nove stadi di disfacimento del cadavere nel buddismo erano: (1) viso livido; (2) corpo gonfio; (3) corpo tumefatto; (4) corpo in putrefazione; (5) il corpo è preda dei vermi; (6) il corpo diventa verde, lo scheletro si vede è tinto di sangue; (7) scheletro in connessione anatomica; (8) ossa spezzate, sparse e in polvere; (9) solo una vecchia tomba in mezzo alla vegetazione, nient’altro che gocce di rugiada sull’erba.
Il settimo stadio è il rito di passaggio che deve affrontare lo sciamano del mondo orientale ed americano.
Dunque i Lakota tornarono a casa. E iniziarono subito a danzare per la rigenerazione del mondo, per la fine del mondo, per l’avvento di una nuova terra. Una danza che durava giorni e notti. Era la cosiddetta Ghost Dance Religion degli storici occidentali.

Pochi anni dopo, al di là dall'acqua grande, in una città chiamata Milano, i soldati spareranno con fucili e cannoni su una folla di quarantamila persone (in gran parte donne, vecchi e bambini): protestavano contro il raddoppio del prezzo del pane. Era un giorno di maggio dell'anno 1898.
(*) Alce Nero parla, J.G. Neihardt (Adelphi, 1983)
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sabato 18 dicembre 2010
Venerdì 17
Primo pomeriggio di un giorno di dicembre, tra monte Morello e Pian de’ Giullari (è il caso di dirlo? la storia si ripete). Il centro della città è bloccato in una morsa di ferro, macchine scatenate, guidate da vesciconi gonfi, sfilano in fila piano piano, trespiano. Sta nevicando da un cielo bianco calce, ‘un la mangiare via!, ed ecco tutto si ferma, come un insetto nell’ambra, come un cristallo di ghiaccio. Si ferma il tram e si ferma la tramvia, si fermano pure i treni, e gli aerei si fermano a mezz’aria, e la gente a Peretola dorme su una sedia. La gente disfatta, poca ce n’è - oramai - ad aspettare sfatta alla fermata del tram, pensa se lor signori dell’ataf prendessero anche una sola volta una il tramme forse capirebbero qualcosa; ma che colpa hanno loro, non hanno il potere degli sciamani di far nevicare e far venire il sole, o il potere di cangiare le automobili dei vesciconi gonfi in ferrivecchi lasciati ad arrugginire in un prato di periferia, dove un tempo dimoravano i “greci” e le galline. Loro possono solo moltiplicare le linee dei tram, e mutare le rotte come più gli aggrada. Loro hanno da combattere i piacciconi e i lamentoni che non pagano il biglietto, pure. Vedi una giunta comunale giovane-giovane promettere severe punizioni vecchie-vecchie nel caso ovviamente caso per caso, casomai. Vedi il primo cittadino rottamatore di una città di ferrivecchi e crateri per le strade mettere le mani avanti che cade (nota di colore: ha la cravatta intonata alle gengive).
Lamentazioni, solo lamentazioni.
I turisti guatano, mirano, sghignazzano, e scattano istantanee per l'Eterno. Nulla di simile v’avvenga, o voi che passate di qui! Ecco le ambulanze al trotto per torregalli, per careggi, per gli allegri segaioli del cto, per santa maria nuova, per monna tessa, per dove capita capita. Firenze stende le mani, non v’è alcun che la consoli; circondata da tutte le parti da vesciconi gonfi di fiele è come cosa impura; è questa la città che la gente chiamava una bellezza perfetta, la gioia di tutta la terra? Tutti i tuoi nemici aprono, a culo di gallina (causa la neve a vento), la bocca contro di te, fischiano, digrignano i denti, dicono l’abbiamo inghiottita, sì questo è il giorno che aspettavamo; ci siamo giunti, lo vediamo!
O meraviglia delle meraviglie, sta nevicando, e nessuno lo aveva previsto. Zitto, astrologo del caxo!
Il poeta torna a casa a piedi, e canta:
Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.
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Lamentazioni, solo lamentazioni.
I turisti guatano, mirano, sghignazzano, e scattano istantanee per l'Eterno. Nulla di simile v’avvenga, o voi che passate di qui! Ecco le ambulanze al trotto per torregalli, per careggi, per gli allegri segaioli del cto, per santa maria nuova, per monna tessa, per dove capita capita. Firenze stende le mani, non v’è alcun che la consoli; circondata da tutte le parti da vesciconi gonfi di fiele è come cosa impura; è questa la città che la gente chiamava una bellezza perfetta, la gioia di tutta la terra? Tutti i tuoi nemici aprono, a culo di gallina (causa la neve a vento), la bocca contro di te, fischiano, digrignano i denti, dicono l’abbiamo inghiottita, sì questo è il giorno che aspettavamo; ci siamo giunti, lo vediamo!
O meraviglia delle meraviglie, sta nevicando, e nessuno lo aveva previsto. Zitto, astrologo del caxo!
Il poeta torna a casa a piedi, e canta:
Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.
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domenica 5 dicembre 2010
La città dei morti




Come passa il tempo! Appena ieri era il 1865, e Firenze era la capitale del Regno d’Italia. Ma i fiorentini non stavano proprio come i ragni, ché la discesa dei piemontesi scatenò una grandiosa e memorabile, per quei tempi, speculazione edilizia. Decollarono gli affitti delle case (e da allora non sono mica più atterrati). Pigionali, ragazzaglia e gentaglia assortita si ritrovarono dalla mattina alla sera sotto i bei ponti sull'Arno. Ma il Municipio pensò bene di stipulare un contratto con la Società Edificatrice di Case Operaie (e produttrice di sego). La Società si mise subito all’opera, tirando su dalla sera alla mattina ben 3000 stanze. Subito prese in affitto da famiglie del medio ceto borghese. Suonavano da quelle stanze i pianoforti verticali a tutta randa, con sottofondo dei grilli delle Cascine. E già l’Ingegner Poggi arrotava i suoi coltelli. Numerosi bottegai torinesi accorsero ad accaparrarsi i migliori locali del centro, come oggi i cinesi; non sia mai (o come direbbe Topo Gigio, ma cosa mi dici mai?!) ché questi erano francesi, europei, be’, certo al limite forse italiani. Sparivano così le "mescite di minestre", le "canove di vino", le vecchie botteghe con la porta con il muricciolo rialzato da un lato, con gli sportelloni verdi coperti di grossi chiodi, e il chiavistello che riuniva gli sportelli attraversando a sghembo da una parte all’altra. Poi certo sparirà anche il Mercato Vecchio, ma siamo già quasi alle soglie dell'età moderna.
Resta di quel tempo là qualche immagine in bianco e nero... impressionante. Sembrano le vecchie botteghe risalire al tempo, che è solo leggenda, delle città etrusche dei morti.
Resta di quel tempo là qualche immagine in bianco e nero... impressionante. Sembrano le vecchie botteghe risalire al tempo, che è solo leggenda, delle città etrusche dei morti.
Immagine n.5: una bottega del vecchio centro di Firenze, da Firenze capitale (1865-1870), di U. Pesci, 1904.
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domenica 17 ottobre 2010
A tavola con king congo
Chi si lagna per Cartagine in fiamme? chi s’indigna per l’assassinio di Cesare? Penso nessuno. Cesare, infatti, è dovunque sul mercato, probabilmente esiste anche una linea di spugne e saponette con il suo nome. Oggi, presentatrici e presentatori s'indignano e s'immusoniscono (e non è un bel vedere) tutto il giorno in tv per lo zio orco, embè? be', il problema è che esiste anche una maionese Orco, e ai direttori marketing dell'azienda italiana gli devono girare e non poco...
Presentatrici e presentatori tv (per tacere degli opinionisti doc) perché questa mancanza di fantasia, questa assoluta mancanza di tatto per gli amanti della buona tavola? Il mostro chiamatelo zio leopoldo o zio adolfo o zio balilla o zio gomma, tanto gli esempi non mancano nella storia recente della razza umana.
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Presentatrici e presentatori tv (per tacere degli opinionisti doc) perché questa mancanza di fantasia, questa assoluta mancanza di tatto per gli amanti della buona tavola? Il mostro chiamatelo zio leopoldo o zio adolfo o zio balilla o zio gomma, tanto gli esempi non mancano nella storia recente della razza umana.
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domenica 3 ottobre 2010
Destini incrociati: il pellicano nel petrolio
A proposito di remake, cioè di copie o fotocopie o cloni. Rivedere un film dopo non dico quarant’anni, non dico vent’anni, ma appena due anni dopo (che tra parentesi è anche il titolo di un LP di Francesco Guccini) può avere due funzioni, o profili.
Una è la riunione dei nostalgici del film, più spesso di una serie televisiva, esempio classico Star Trek, che si ritrovano tutti assieme perché vorrebbero che il tempo tornasse indietro, ai mitici anni ottanta, settanta, sessanta… cinquanta… quaranta? L’altro è la riunione dei vecchi compagni della terza Z, nel corso della quale è bello rievocare il tempo perduto proprio perché si sa che non ritornerà più: nessuno pensa che si voglia tornare indietro, semplicemente si sta recitando il proprio longtemps je me suis couché de bonne heure, (qualunque cosa questo voglia dire, ma sto copiando Eco) e ciascuno assapora nei discorsi degli altri la propria madeleine inzuppata nell’infuso di tiglio.
Be', per farla breve, ieri sera ero lì che zitto zitto inzuppavo una madeleine in un infuso di rosmarino (detto anche arromaniu, gusparin, osmari, ramerino, romarin, rosmarin, rosmaren, rosmarinu, rosparein, sgulmarin, stammerino, tresmarino, trisomarino, usmaren e zipiri, infuso di 1 grammo in 100 ml di acqua, ottimo contro la tosse e il torcicollo, usato anche come colluttorio per i gargarismi due o tre volte al dì) quando m’imbatto in uno spot pubblicitario di un film italiano che è il clone di Giù al Nord di Dany Boon (Dany Boon). Uno spot di solito è come un incubo ma questo è peggio (un metaincubo?). Un direttore delle Poste Italiane "è costretto" a lasciare la Lombardia (lo vediamo che abbraccia un cartello indicatore che testimonia la fine dell'amata terra nordica per eccellenza) e trasferirsi in un paesino del caliente Sud, per lavoro… Un film encomiabile, regista autori attori caratteristi precari e maestranze locali hanno evitato di raccontare il solito Sud, fra immondizia camorra e mafia, che in tivù è diventato invece un cliché come il pellicano nel petrolio.
Un bellissimo film di arcadia e metafisica italiana (a ruota seguirà il dividi, ho già messo da parte gli euri).

Vivi e lascia vivere, però, fateci un po' caso, i dvd dei film originali sono quasi sempre fuori catalogo! E così sono arrivato al nocciolo del post (strano, avrei potuto finire lì con gli euri e invece continuo ancora un po'). Alla ricerca dell'introvabile dvd (fuori catalogo), il meraviglioso Sogni proibiti di Danny Kaye (Danny Kaye), invece il suo clone volgarotto e italico - guarda caso - c'è, ed è Sogni mostruosamente proibiti di Paolo Villaggio (Paolo Villaggio).
Scusate l'eco.
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Una è la riunione dei nostalgici del film, più spesso di una serie televisiva, esempio classico Star Trek, che si ritrovano tutti assieme perché vorrebbero che il tempo tornasse indietro, ai mitici anni ottanta, settanta, sessanta… cinquanta… quaranta? L’altro è la riunione dei vecchi compagni della terza Z, nel corso della quale è bello rievocare il tempo perduto proprio perché si sa che non ritornerà più: nessuno pensa che si voglia tornare indietro, semplicemente si sta recitando il proprio longtemps je me suis couché de bonne heure, (qualunque cosa questo voglia dire, ma sto copiando Eco) e ciascuno assapora nei discorsi degli altri la propria madeleine inzuppata nell’infuso di tiglio.
Be', per farla breve, ieri sera ero lì che zitto zitto inzuppavo una madeleine in un infuso di rosmarino (detto anche arromaniu, gusparin, osmari, ramerino, romarin, rosmarin, rosmaren, rosmarinu, rosparein, sgulmarin, stammerino, tresmarino, trisomarino, usmaren e zipiri, infuso di 1 grammo in 100 ml di acqua, ottimo contro la tosse e il torcicollo, usato anche come colluttorio per i gargarismi due o tre volte al dì) quando m’imbatto in uno spot pubblicitario di un film italiano che è il clone di Giù al Nord di Dany Boon (Dany Boon). Uno spot di solito è come un incubo ma questo è peggio (un metaincubo?). Un direttore delle Poste Italiane "è costretto" a lasciare la Lombardia (lo vediamo che abbraccia un cartello indicatore che testimonia la fine dell'amata terra nordica per eccellenza) e trasferirsi in un paesino del caliente Sud, per lavoro… Un film encomiabile, regista autori attori caratteristi precari e maestranze locali hanno evitato di raccontare il solito Sud, fra immondizia camorra e mafia, che in tivù è diventato invece un cliché come il pellicano nel petrolio.
Un bellissimo film di arcadia e metafisica italiana (a ruota seguirà il dividi, ho già messo da parte gli euri).

Vivi e lascia vivere, però, fateci un po' caso, i dvd dei film originali sono quasi sempre fuori catalogo! E così sono arrivato al nocciolo del post (strano, avrei potuto finire lì con gli euri e invece continuo ancora un po'). Alla ricerca dell'introvabile dvd (fuori catalogo), il meraviglioso Sogni proibiti di Danny Kaye (Danny Kaye), invece il suo clone volgarotto e italico - guarda caso - c'è, ed è Sogni mostruosamente proibiti di Paolo Villaggio (Paolo Villaggio).
Scusate l'eco.
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venerdì 1 ottobre 2010
Gli anni luce
Panta rei os potamòs (dal greco πάντα ῥεῖ), tradotto come Tutto scorre come un fiume è il celebre aforisma attribuito ad Eraclito, ma in realtà mai esplicitamente formulato in ciò che dei suoi scritti conosciamo, con cui la tradizione filosofica successiva ha voluto identificare sinteticamente il pensiero di Eraclito con il tema del divenire, in contrapposizione con la filosofia dell'Essere propria di Parmenide (da Wikipedia). Sì, sempre quando mi imbatto nell'assistente tecnico Eraclito, nel prof Parmenide e nel collaboratore scolastico supplente Terzo Aristotele Escluso davanti alla macchinetta del caffè ecosostenibile, cappuccino, caffè d'orzo e tè, sempre mi sovviene nella mente vaga un film anni cinquanta, semplicemente intitolato The Blob. Contro un cielo nero di lavagna lavata con metodo e pazienza e acqua sapone ed una spazzola si profila la testa di un eroe americano, qui veste i panni di un sempliciotto ma coraggioso buon figliuolo di provincia, eppure malvisto dalla miope forza dell’ordine locale, un poliziotto reduce di guerra. Eroe cogitabondo, eroe tabagista di nascosto, fermo al semaforo verde con la sua macchinetta (non penso fosse targata 313), davanti - e per sempre come in un sogno - a uno che gli urla sputacchiando saliva: famo‘nagara (curiosamente questo è anche il nome di un pilota giapponese di formula uno ai tempi di Patrese). Comunque, non è questo il punto, il protagonista – in negativo – del film è un amorfo essere alieno precipitato dentro un meteorite, che rotta la crosta (alieno in crosta), pian piano si impegna a inghiottire tutto ciò che gli scappa urlante davanti (che sia su quattro, due e tre zampe non gli importa),in pratica è il blob, o com’è meglio noto a Pistoia il pillotto. Bene, il signor Pillotto ingoia di tutto e di più, è in continuo divenire, nel senso che diventa sempre più grosso (non grasso, grosso), eppure non scorre, piuttosto è un amorfo ammasso di rossa materia gelatinosa vivente aliena (forse comunista?). Il signor Pillotto non fa un caxxo dalla mattina alla sera, manco secernere un materiale duro (una conchiglia colorata), non si preoccupa di nulla, Essere o Non Essere un oggetto d'arredamento per Lui non è un problema, cangiarsi in uno strumento per udire le onde del mare?, figurati... Il blob non è alla base della scala evolutiva, e il suo posto nella piramide alimentare temo che sia proprio in cima, proprio sulla testa di Zachi Havash (forse cercavi Zahi Hawass, grazie Gooogle, molto obbligato). Il pillotto è più antico del panierino di scuola elementare di Mosè, del rancoroso Bruto, più antico della sbornia di Noè, probabilmente più antico anche del Rex.
Il suo magico regno è un cinema di una cittadina di periferia in una calda notte d’estate…

That pure American brother
Dull-eyed and empty-faced
esce dal cinema e si infila dentro una notte di inizio estate dell’anno millenovecentocinquantasette.
Notte che avrebbe potuto essere una delle tante notti d’estate di quell'anno perso tra gli anni luce.
Ma una locandina di un film horror e fantascienza è lì fuori dal cinema, imita (o plagia) un'altra locandina di un film passato alla storia (non nei cataloghi dei dvd), Il pianeta proibito. Film prodotto dalla M.G.M e distribuito nel 1956, lo sceneggiatore si era ispirato ad un racconto di Irving Block e Allen Adler, a sua volta libera interpretazione in chiave fantascientifica del dramma La Tempesta di William Shakespeare. Il film è ambientato nel XXIII secolo, narra la storia della missione di salvataggio dell’astronave C-57D, diretta sul pianeta Altair IV, sul quale era approdata, venti anni prima, l’astronave Bellerofonte. Il pianeta è deserto, sconfinato, sembra privo di vita o quasi, gli unici esseri umani sono il professor Morbius e sua figlia Altaira. Morbius racconta al capitano dell’astronave la tragica sorte dei componenti del Bellerofonte straziati da una misteriosa forza naturale, e di come poté salvarsi grazie alla scoperta della tecnologia dei Krell, gli antichi abitanti del pianeta misteriosamente scomparsi, milioni di anni prima, in una sola notte d’estate. La tecnologia Krell era capace di generare l’energia sufficiente ai bisogni dell’intero pianeta con il solo aiuto del pensiero amplificato da una Macchina. Sotto la superficie silenziosa del pianeta si estendeva per una profondità vertiginosa la Macchina silente e autistica, talvolta una spia si accendeva, la Macchina registrava il volo di un’ape attorno a un fiore, il lento dipanarsi delle nuvole nel cielo.
La Macchina era l’ultimo vestigio dell’antica civiltà dei Krell, delle città maestose con torri di metallo splendente non restava traccia sul suolo del pianeta, e non esistevano immagini dei Krell, si poteva fantasticare sul loro aspetto osservando la forma di una porta Krell.
Si pensi a un grande triangolo col vertice in alto ma i cui lati, prima di raggiungere la base, si pieghino anch’essi ad angolo e in maniera sghemba, verso la base stessa. Il vertice era circa a due metri da terra, e la larghezza massima del vano toccava i tre. (*)
Morbius si era sottoposto ad una Macchina del Sostegno, capace di sviluppare le facoltà intellettive nei bambini Krell tardivi, ed era riuscito ad aumentare la sua intelligenza al punto di decifrare l’antica lingua dei Krell e a costruire un robot capace di sintetizzare qualsiasi sostanza, naturale o artificiale: dalla cioccolata fondente a quella al latte, dalla Coca-Cola alla Coca-Cola decaffeinata, dai pezzi di vetro ai diamanti naturali, dal caffè d’orzo al caffè ecosostenibile. Robby, così si chiamava il robot, era dotato di una forza straordinaria ma vincolato ad una Legge ancora più straordinaria, la Legge gli proibiva di nuocere ad ogni essere umano, da Silvio Berlusconi a Terzo Aristotele Escluso, compreso.
Le petulanti insistenze del capitano dell’astronave nel convincere Morbius a tornare sulla Terra fanno inevitabilmente precipitare gli eventi, e agitare la trama della storia. Una notte un misterioso essere invisibile visita l’interno dell’astronave e compie un atto di sabotaggio. Il mattino dopo da un’impronta della creatura si ricava il calco in gesso. Il calco, che avrebbe colmato di mistica letizia il cuore del Fisiologo ma anche trafitto dolorosamente il fianco di Darwin con una spina, causa dubbi e perplessità nella mente del medico di bordo.
L’amore che avviluppa il Capitano e Altaira oltre che stizzire Morbius pare misteriosamente potenziare l’aggressività dell’informe creatura. Gli attacchi alla nave si susseguono, sempre più violenti e rabbiosi. Finalmente, dopo un ultimo attacco alla nave la creatura sceglie di colpire il bersaglio grosso, la casa di Morbius, dove si sono asserragliati, insieme al professore, il Capitano e Altaira, che si è decisa a lasciare il pianeta per seguire l’amato. Robby, l’unica difesa attiva contro la creatura, misteriosamente si rifiuta di attaccarla e si autofulmina. I tre si rifugiano nel laboratorio, difeso da porte di un impenetrabile metallo krell. Mentre la creatura è occupata a fondere il metallo krell delle porte, che tengono duro come un panetto di burro krell lasciato al sole di Altair in un pomeriggio d’estate, Morbius è incalzato e infilzato dalle domande impietose del Capitano, che ha compreso la vera natura del mostro (non più informe), grazie al sacrificio del medico di bordo che, di nascosto, curioso come una scimmia (o il gatto) o un qualsiasi scienziato degno di questo nome o ricercatore alla ricerca del nome, si era sottoposto alla Macchina del Sostegno danneggiandosi irreparabilmente il cervello, se è vero che la curiosità uccide il gatto questa volta è il medico a lasciarci lo zampino, ma non prima di svelare la verità al Capitano. Così Morbius scopre che la misteriosa creatura sterminatrice della civiltà Krell era stata generata dai loro stessi desideri inconsci e belluini, amplificati e materializzati dalla Macchina. Poveri Krell sterminati in una sola tragica notte d’estate, dalla loro natura animale repressa ed inconscia e dimenticata, come un fiore tra le pagine di un libro, nel fondo del fondo del cuore dai loro antenati selvaggi. Ma non esiste più un solo Krell su Altair, ribatte trionfante il professore al Capitano, come spiegare allora la presenza del mostro? Il Capitano scuote la testa, Morbius ancora non è in grado di affrontare tutta la terribile verità: il mostro che sterminò l’equipaggio del Bellerofonte e ora sta per penetrare nel laboratorio per farli a pezzettini è della materia dei sogni e degli incubi del professore. È il demone di Morbius alla porta.
Quella notte l'umanità di quel tempo là, lontana anni luce, fu salvata dal coraggio di un singolo eroe, dalla solidarietà di tutti (compreso il reduce) e anche dal freddo. Tutti perduti, via nel diluvio.
Oggi, noi, molto meno ingenui di quella gente di quei tempi là (prima del diluvio), siamo qui fermi al semaforo, sotto un'uggiosa pioggia d'autunno, sognando l'estate, con le gocce di pioggia che scivolano sopra gli ombrelli.
(*) W. J. Stuart, Il Pianeta Proibito, Mondadori Urania, 1977, pp. 105-106.
Il suo magico regno è un cinema di una cittadina di periferia in una calda notte d’estate…

That pure American brother
Dull-eyed and empty-faced
esce dal cinema e si infila dentro una notte di inizio estate dell’anno millenovecentocinquantasette.
Notte che avrebbe potuto essere una delle tante notti d’estate di quell'anno perso tra gli anni luce.
Ma una locandina di un film horror e fantascienza è lì fuori dal cinema, imita (o plagia) un'altra locandina di un film passato alla storia (non nei cataloghi dei dvd), Il pianeta proibito. Film prodotto dalla M.G.M e distribuito nel 1956, lo sceneggiatore si era ispirato ad un racconto di Irving Block e Allen Adler, a sua volta libera interpretazione in chiave fantascientifica del dramma La Tempesta di William Shakespeare. Il film è ambientato nel XXIII secolo, narra la storia della missione di salvataggio dell’astronave C-57D, diretta sul pianeta Altair IV, sul quale era approdata, venti anni prima, l’astronave Bellerofonte. Il pianeta è deserto, sconfinato, sembra privo di vita o quasi, gli unici esseri umani sono il professor Morbius e sua figlia Altaira. Morbius racconta al capitano dell’astronave la tragica sorte dei componenti del Bellerofonte straziati da una misteriosa forza naturale, e di come poté salvarsi grazie alla scoperta della tecnologia dei Krell, gli antichi abitanti del pianeta misteriosamente scomparsi, milioni di anni prima, in una sola notte d’estate. La tecnologia Krell era capace di generare l’energia sufficiente ai bisogni dell’intero pianeta con il solo aiuto del pensiero amplificato da una Macchina. Sotto la superficie silenziosa del pianeta si estendeva per una profondità vertiginosa la Macchina silente e autistica, talvolta una spia si accendeva, la Macchina registrava il volo di un’ape attorno a un fiore, il lento dipanarsi delle nuvole nel cielo.
La Macchina era l’ultimo vestigio dell’antica civiltà dei Krell, delle città maestose con torri di metallo splendente non restava traccia sul suolo del pianeta, e non esistevano immagini dei Krell, si poteva fantasticare sul loro aspetto osservando la forma di una porta Krell.
Si pensi a un grande triangolo col vertice in alto ma i cui lati, prima di raggiungere la base, si pieghino anch’essi ad angolo e in maniera sghemba, verso la base stessa. Il vertice era circa a due metri da terra, e la larghezza massima del vano toccava i tre. (*)
Morbius si era sottoposto ad una Macchina del Sostegno, capace di sviluppare le facoltà intellettive nei bambini Krell tardivi, ed era riuscito ad aumentare la sua intelligenza al punto di decifrare l’antica lingua dei Krell e a costruire un robot capace di sintetizzare qualsiasi sostanza, naturale o artificiale: dalla cioccolata fondente a quella al latte, dalla Coca-Cola alla Coca-Cola decaffeinata, dai pezzi di vetro ai diamanti naturali, dal caffè d’orzo al caffè ecosostenibile. Robby, così si chiamava il robot, era dotato di una forza straordinaria ma vincolato ad una Legge ancora più straordinaria, la Legge gli proibiva di nuocere ad ogni essere umano, da Silvio Berlusconi a Terzo Aristotele Escluso, compreso.
Le petulanti insistenze del capitano dell’astronave nel convincere Morbius a tornare sulla Terra fanno inevitabilmente precipitare gli eventi, e agitare la trama della storia. Una notte un misterioso essere invisibile visita l’interno dell’astronave e compie un atto di sabotaggio. Il mattino dopo da un’impronta della creatura si ricava il calco in gesso. Il calco, che avrebbe colmato di mistica letizia il cuore del Fisiologo ma anche trafitto dolorosamente il fianco di Darwin con una spina, causa dubbi e perplessità nella mente del medico di bordo.
L’amore che avviluppa il Capitano e Altaira oltre che stizzire Morbius pare misteriosamente potenziare l’aggressività dell’informe creatura. Gli attacchi alla nave si susseguono, sempre più violenti e rabbiosi. Finalmente, dopo un ultimo attacco alla nave la creatura sceglie di colpire il bersaglio grosso, la casa di Morbius, dove si sono asserragliati, insieme al professore, il Capitano e Altaira, che si è decisa a lasciare il pianeta per seguire l’amato. Robby, l’unica difesa attiva contro la creatura, misteriosamente si rifiuta di attaccarla e si autofulmina. I tre si rifugiano nel laboratorio, difeso da porte di un impenetrabile metallo krell. Mentre la creatura è occupata a fondere il metallo krell delle porte, che tengono duro come un panetto di burro krell lasciato al sole di Altair in un pomeriggio d’estate, Morbius è incalzato e infilzato dalle domande impietose del Capitano, che ha compreso la vera natura del mostro (non più informe), grazie al sacrificio del medico di bordo che, di nascosto, curioso come una scimmia (o il gatto) o un qualsiasi scienziato degno di questo nome o ricercatore alla ricerca del nome, si era sottoposto alla Macchina del Sostegno danneggiandosi irreparabilmente il cervello, se è vero che la curiosità uccide il gatto questa volta è il medico a lasciarci lo zampino, ma non prima di svelare la verità al Capitano. Così Morbius scopre che la misteriosa creatura sterminatrice della civiltà Krell era stata generata dai loro stessi desideri inconsci e belluini, amplificati e materializzati dalla Macchina. Poveri Krell sterminati in una sola tragica notte d’estate, dalla loro natura animale repressa ed inconscia e dimenticata, come un fiore tra le pagine di un libro, nel fondo del fondo del cuore dai loro antenati selvaggi. Ma non esiste più un solo Krell su Altair, ribatte trionfante il professore al Capitano, come spiegare allora la presenza del mostro? Il Capitano scuote la testa, Morbius ancora non è in grado di affrontare tutta la terribile verità: il mostro che sterminò l’equipaggio del Bellerofonte e ora sta per penetrare nel laboratorio per farli a pezzettini è della materia dei sogni e degli incubi del professore. È il demone di Morbius alla porta.
Quella notte l'umanità di quel tempo là, lontana anni luce, fu salvata dal coraggio di un singolo eroe, dalla solidarietà di tutti (compreso il reduce) e anche dal freddo. Tutti perduti, via nel diluvio.
Oggi, noi, molto meno ingenui di quella gente di quei tempi là (prima del diluvio), siamo qui fermi al semaforo, sotto un'uggiosa pioggia d'autunno, sognando l'estate, con le gocce di pioggia che scivolano sopra gli ombrelli.
(*) W. J. Stuart, Il Pianeta Proibito, Mondadori Urania, 1977, pp. 105-106.
giovedì 30 settembre 2010
Molto obbligato, Gooogle

Panta rei os potamòs (dal greco πάντα ῥεῖ), tradotto come Tutto scorre come un fiume è il celebre aforisma attribuito ad Eraclito, ma in realtà mai esplicitamente formulato in ciò che dei suoi scritti conosciamo, con cui la tradizione filosofica successiva ha voluto identificare sinteticamente il pensiero di Eraclito con il tema del divenire, in contrapposizione con la filosofia dell'Essere propria di Parmenide (da Wikipedia, per il link vedi il post precedente). Sì, sempre quando mi imbatto nell'assistente tecnico Eraclito, nel prof Parmenide e nel collaboratore scolastico supplente Terzo Aristotele Escluso davanti alla macchinetta del caffè ecosostenibile, cappuccino, caffè d'orzo e tè, sempre mi sovviene nella mente vaga un film anni cinquanta, semplicemente intitolato Blob.
Sotto un cielo nero di lavagna lavata con una spugna (nuova) bagnata in acqua di sorgente di torrente amerikano anni cinquanta si profila la testa di un divo amerikano, qui vestente i semplici panni di un sempliciotto ma coraggioso buon figliuolo di provincia, eppure malvisto dalle miopi forze dell’ordine locali, cioè un poliziotto reduce di guerra. Eroe cogitabondo, eroe tabagista di nascosto, fermo al semaforo verde con la sua macchinetta (non penso fosse targata 313), davanti - e per sempre come in un sogno - a uno che gli urla sputacchiando saliva: famo‘nagara (curiosamente questo è anche il nome di un pilota giapponese di formula uno al tempo di Patrese). Comunque, non è questo il punto, il protagonista – in negativo – del film è un amorfo essere alieno precipitato dentro un meteorite, che rotta la crosta (alieno in crosta), pian piano si impegna a inghiottire tutto ciò che gli scappa urlante davanti che sia su quattro, due e tre zampe non gli importa,in pratica è il blob, o com’è meglio noto a Pistoia il pillotto. Bene, il signor Pillotto ingoia di tutto, è in continuo divenire, nel senso che diventa sempre più grosso (non grasso, grosso), eppure non scorre, piuttosto è un amorfo ammasso di rossa materia gelatinosa vivente aliena (forse comunista?). Il signor Pillotto non fa un caxxo dalla mattina alla sera, manco secernere un materiale duro (una conchiglia colorata), non si preoccupa di nulla, Essere o Non Essere un oggetto d'arredamento per Lui non è un problema, cangiarsi in uno strumento per udire le onde del mare?, figurati... Il blob non è alla base della scala evolutiva. E il suo posto nella piramide alimentare temo che sia proprio in cima, sulla testa di Zachi Havash (forse cercavi Zahi Hawass, grazie Gooogle, molto obbligato). Il pillotto è più antico delle piramidi d’Egitto, non si fa prendere per il naso da Cleopatra come Antonio, è più antico del cesto di Mosè, del rancore di Bruto, più antico della sbornia di Noè, probabilmente più antico anche di Rex.
Il suo magico regno è un cinema di una cittadina di periferia in una calda notte d’estate (però con l'aria condizionata).
martedì 28 settembre 2010
Tutto scorre (come un fiume)

Panta rei os potamòs (dal greco πάντα ῥεῖ), tradotto come Tutto scorre come un fiume è il celebre aforisma attribuito ad Eraclito, ma in realtà mai esplicitamente formulato in ciò che dei suoi scritti conosciamo, con cui la tradizione filosofica successiva ha voluto identificare sinteticamente il pensiero di Eraclito con il tema del divenire, in contrapposizione con la filosofia dell'Essere propria di Parmenide (da Wikipedia). Sì, sempre quando mi imbatto nell'assistente tecnico Eraclito e nel prof Parmenide davanti alla macchinetta del caffè ecosostenibile, cappuccino e caffè d'orzo, sempre mi sovviene nella mente vaga un fumetto disegnato dalla matita di Scarpa anni sessanta (probabilmente 1966, ma le chine di chi?) di un Paperino cogitabondo e fermo al semaforo verde con la sua macchinetta targata 313, e dietro - e per sempre come in un sogno - c'è uno che gli urla sputacchiando saliva chiedendogli se sta meditando sull'Essere e sul Divenire.
Ma oggi il tutto scorre è inteso in senso negativo, cioè quel libro, quel programma della lavatrice, quel film, non fa presa, non addenta i colori, non ingrana la marcia, scorre come gocce d'acqua sulle penne di un papero bagnato. Be', siamo o non siamo figli di una civiltà industriale, una delle tante sparse qua e là nel vasto mondo, insomma nell'universo... e allora.
A proposito di civiltà industriale come dimenticare Dickens, David Copperfield, Grandi speranze, Tempi difficili, e soprattutto il Circolo Pickwick? Be' l'ho dimenticato... nel post precedente, ovvio. E a proposito di tutto scorre e Paperino fermo al semaforo con la sua 313 come ho fatto a dimenticare Carl Barks?! (o anche !?), sempre nel post di ieri, ovvio.
Forse perché tutto scorre come il grande fiume dove navigano Huck Finn e Jim, e come in quel fiume talvolta ci si impantana, poi si prende il largo, scansando ippopotami e galline a bagno e talaltra ci si infila in un banco... di nebbia, ma sempre in fuga da maestri e redentori... Be', forse si dimenticano i Maestri (Dickens e Barks) perchè ci piace pensare, noi poveri grulli, che pensare è come attingere l'acqua da un fiume che talvolta è in secca, come nella canzone di Bruce Springsteen (The River), talaltra tracima come il Terzolle nel 1966, mentre Loro, i Maestri (Dickens e Barks, ovvio) producevano opere come gli antichi artigiani greci e medioevali, una cattedrale in 5 anni, un romanzo in 20 mesi, una storia a fumetti in 3 settimane. Poi si guardavano un po' attorno, magari un po' di tv, un dividi di vampiri e zombi e alé al lavoro sull'Opera Immortale.
Forse perché, come disse lo zio scemo di Pedro Calderón de la Barca che poi emigrò in Argentina (lo zio non Pedro), la vita è sogno, aspetta che non ho finito la vita è un sogno leggero e breve e peso ed interminabile...
...dipende dai punti di vista.
Compañeros, oh, oh, cioè Olé!
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domenica 26 settembre 2010
io sono qui

io sono qui, voi dove siete? Tozzi e Kafka e Saramago Mark Twain e Thurber Calvino e Campanile Achille d'egitto e il bruno Cicognani con la bianca barba... bianca e ovvio lo scimmiotto Meneghello e certo il Fante e poi Steinbeck piuttosto che Savaaage?
Voi dove siete? E dove se ne è andata l'ochetta Martina...
L’imperatore – così si racconta – ha inviato a te, a un singolo, a un misero suddito, minima ombra sperduta nella più lontana delle lontananze dal sole imperiale, proprio a te l’imperatore ha inviato un messaggio dal suo letto di morte. Ha fatto inginocchiare il messaggero al letto, sussurrandogli il messaggio all’orecchio; e gli premeva tanto che se l’è fatto ripetere all’orecchio. Con un cenno del capo ha confermato l’esattezza di quel che gli veniva detto. E dinanzi a tutti coloro che assistevano alla sua morte (tutte le pareti che lo impediscono vengono abbattute e sugli scaloni che si levano alti ed ampi son disposti in cerchio i grandi del regno) dinanzi a tutti loro ha congedato il messaggero. Questi s’è messo subito in moto; è un uomo robusto, instancabile; manovrando or con l’uno or con l’altro braccio si fa strada nella folla; se lo si ostacola, accenna al petto su cui è segnato il sole, e procede così più facilmente di chiunque altro. Ma la folla è così enorme; e le sue dimore non hanno fine. Se avesse via libera, all’aperto, come volerebbe! e presto ascolteresti i magnifici colpi della sua mano alla tua porta. Ma invece come si stanca inutilmente! ancora cerca di farsi strada nelle stanze del palazzo più interno; non riuscirà mai a superarle; e anche se gli riuscisse non si sarebbe a nulla; dovrebbe aprirsi un varco scendendo tutte le scale; e anche se gli riuscisse, non si sarebbe a nulla: c’è ancora da attraversare tutti i cortili; e dietro a loro il secondo palazzo e così via per millenni; e anche se riuscisse a precipitarsi fuori dell’ultima porta – ma questo mai e poi mai potrà avvenire – c’è tutta la città imperiale davanti a lui, il centro del mondo, ripieno di tutti i suoi rifiuti. Nessuno riesce a passare di lì e tanto meno col messaggio di un morto.
Ma tu stai alla finestra e ne sogni, quando giunge la sera.
F. Kafka (La costruzione della muraglia cinese)
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giovedì 23 settembre 2010
Coprendo Federico Moccia
Un link trovato sulla rete per uno scrittore vivente (in Italia?) e un film ordinario, infatti c'è già il dvidi.
Copio dal post del link due citazioni dal romanzo:
“Io farei tutto mare… Ma se qualcuno è allergico?”
“Al pesce? Non lo invitiamo!”
“Ma dai, non è carino!”
“E i fritti?”
“Ci devono essere!”
“E un po’ di prosciutto crudo?”
“Ci deve essere!”
E un po’ di parmigiano?”
“Ci deve essere!”
Be'?
Poi nel libro c'è una che si chiama Olimpia e si meraviglia di uno che si chiama Egidio:
"Egidio. Che razza di nome. Ma chi è, uno del Mille avanti Cristo? E’ un nome troppo antico."
Fermo restando che non ho mai letto Moccia, il titolo di questo post potrebbe far pensare, a qualche lettore malizioso, alla lettiera del gatto (magari quella che poi si appalla) soprattutto se connesso il titolo al titolo del mio post precedente. Addirittura di Thurber ho letto un racconto (1) sulla carta (L'età degli scrittori, in Gli uomoristi moderni, Garzanti 1971). Ma non è così. Perché voglio spezzare una lancia in difesa dell'umorismo forse involontario ma comunque presente in Moccia, come del resto nei film di Dario Argento.
Purtroppo Argento non è Carpenter né Moccia è Thurber: i due non ci hanno mai pensato e ora è troppo tardi.
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Copio dal post del link due citazioni dal romanzo:
“Io farei tutto mare… Ma se qualcuno è allergico?”
“Al pesce? Non lo invitiamo!”
“Ma dai, non è carino!”
“E i fritti?”
“Ci devono essere!”
“E un po’ di prosciutto crudo?”
“Ci deve essere!”
E un po’ di parmigiano?”
“Ci deve essere!”
Be'?
Poi nel libro c'è una che si chiama Olimpia e si meraviglia di uno che si chiama Egidio:
"Egidio. Che razza di nome. Ma chi è, uno del Mille avanti Cristo? E’ un nome troppo antico."
Fermo restando che non ho mai letto Moccia, il titolo di questo post potrebbe far pensare, a qualche lettore malizioso, alla lettiera del gatto (magari quella che poi si appalla) soprattutto se connesso il titolo al titolo del mio post precedente. Addirittura di Thurber ho letto un racconto (1) sulla carta (L'età degli scrittori, in Gli uomoristi moderni, Garzanti 1971). Ma non è così. Perché voglio spezzare una lancia in difesa dell'umorismo forse involontario ma comunque presente in Moccia, come del resto nei film di Dario Argento.
Purtroppo Argento non è Carpenter né Moccia è Thurber: i due non ci hanno mai pensato e ora è troppo tardi.
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sabato 18 settembre 2010
domenica 12 settembre 2010
Scoprendo James Thurber
Un link trovato sulla rete per uno scrittore estinto (in Italia) e una serie tv straordinaria, infatti mai più trasmessa.
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